
Buongiorno.
Pescatore di uomini … prima e dopo la resurrezione
Il Signore chiede a Pietro:” Mi ami tu?”. Ma conosceva già la risposta. Pone la domanda non una, ma due e perfino tre volte! E ogni volta Pietro risponde che lo ama. E ogni volta Gesù gli affida il compito di “pascere le sue pecore”. Una triplice affermazione risponde a un triplice rinnegamento. Ed è una triplice affermazione di amore! La lingua di Pietro aveva servito la sua paura; bisogna che oggi sia serva del suo amore. Bisogna che la parola di Pietro testimoni davanti alla Vita con altrettanta perentorietà di quella avuta in faccia alla morte. Pietro aveva dato prova della sua paura rinnegando il Pastore e, Gesù gli propone di provare il suo Amore assumendosi la carica pastorale.
(Sant’Agostino, Trattato su Giovanni)
Pietro, come ognuno di noi, deve fare i conti con la propria “chiamata – vocazione”, soprattutto nella nuova ottica che ci viene donata grazie alla “Resurrezione” del Signore. Mi tornano alla mente le parole del grande don Tonino Bello: “Vocazione è la parola che dovresti amare di più perché è il segno di quanto tu sia importante agli occhi di Dio. È l’indice di gradimento presso di Lui, della tua fragile vita. Si, perché se ti chiama vuol dire che ti ama. Gli stai a cuore, non c’è dubbio. In una turba sterminata di gente risuona un nome: il tuo! A te non ci aveva pensato nessuno. Lui si! Davanti ai microfoni della storia, ti affida un compito su misura per Lui! Si, per Lui, non per te. Più che una “missione” sembra una “scommessa”. Una scommessa sulla tua povertà. Ha scritto “ti amo” sulla roccia, non sulla sabbia come nelle vecchie canzoni. E accanto ci ha messo il tuo nome. Forse l’ha sognato di notte, nella tua notte. Alleluia! Puoi dire a tutti: non si è vergognato di me!”
Buona giornata. Vi e ti benedico.
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