Il Buon Samaritano (miniatura dal Codex purpureus rossanensis sec. VI) Rossano, Museo diocesano e del Codex

Nella scena troviamo a destra la raffigurazione di una città in lontananza, mentre in primo piano è presente la figura di Cristo che si piega e stende le braccia per aiutare un uomo nudo e ferito, disteso a terra.

Dietro l’uomo si nota un angelo che porge una coppa d’oro a Gesù.

Nella scena successiva l’uomo ferito siede su di un asino, di fronte all’animale cammina Cristo, mentre mette delle monete sul palmo della mano di un locandiere.

A causa del cattivo stato della pergamena, metà figura del locandiere è scomparsa e ciò che ne resta è una sfumatura rossastra della sua testa.

Secondo Guglielmo Cavallo, l’angelo, di cui Luca non fa menzione, deve essere stato inserito nella scena sulla scorta di un commento allegorico con interpretazione allegorico-popolare, in base alla quale il Samaritano diventa Cristo, l’uomo ferito l’umanità caduta e l’albergo la Chiesa.

 

Speriamo che la Speranza diventi concretezza …

“Speriamo, attraverso il nostro sforzo comune, di approfondire la nostra comprensione dell’impatto dell’abuso sulle vittime e sui sopravvissuti e di come accompagnarli al meglio, nonché di offrire buone pratiche di prevenzione e assistenza ai nostri sacerdoti che sono chiamati, come ha detto Papa Francesco, ad essere “apostoli della salvaguardia” per le loro comunità”. (Osservatore Romano 30 maggio 2023)

 

 

Da don Fortunato Noto:

https://associazionemeter.org/

 

Lavoro comune nella lotta agli abusi (21 aprile 2023)

Un accordo di collaborazione è stato siglato oggi, venerdì 21 aprile, tra la Pontificia Commissione per la tutela dei minori (Pctm) e la Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari del Dicastero per l’Evangelizzazione, mirante a un lavoro comune al servizio delle Chiese particolari nell’ambito della prevenzione degli abusi sulle persone più fragili. Lo hanno reso noto i due organismi interessati. Firmato dai cardinali Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero, e Seán Patrick O’Malley, presidente della Commissione, esso fa seguito alla promulgazione della costituzione apostolica Praedicate Evangelium, per fornire al Santo Padre consiglio e proporre le più opportune iniziative per «la salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili e assistere i Vescovi diocesani/eparchiali, le Conferenze episcopali… nello sviluppare strategie e procedure opportune, mediante Linee guida, per proteggere da abusi sessuali i minori e le persone vulnerabili e fornire una risposta adeguata a tali condotte da parte del clero». Richiamando i comuni criteri di servizio alla Chiesa della Curia romana, con particolare riferimento al ruolo della Sezione che è chiamata ad essere di assistenza «alla missione dei Vescovi e alla communio… anche mediante l’assolvimento, con spirito fraterno, di compiti di vigilanza, sostegno ed incremento della comunione reciproca, affettiva ed effettiva, del successore di Pietro con i Vescovi», esso intende proporre «i metodi migliori affinché la Chiesa protegga i minori e le persone vulnerabili e aiuti i sopravvissuti a guarire, tenendo conto che la giustizia e la prevenzione sono complementari» (Udienza del Santo Padre alla Pctm, 29 aprile 2022). L’accordo rappresenta un impegno della Sezione del Dicastero e della Commissione per continuare a collaborare in modo fattivo e incisivo al servizio di tutte le vittime e delle Chiese particolari secondo il richiamo del Santo Padre, affinché la Curia romana sia presente nella vita di ogni Chiesa, soprattutto nei territori di missione. Le aree di collaborazione nelle quali i due organi della Curia romana scambieranno informazioni, risorse e formazione sono rivolte al servizio delle vittime, delle Chiese locali e infine dei vescovi. Servizio alle vittime: collaborazione per lo sviluppo delle modalità più efficaci di inclusione sulla base delle esperienze riscontrate dalle vittime nelle rispettive procedure. Queste iniziative trovano un punto di partenza nello sviluppo della rete dei Centri Memorare, che sono pensati per assistere le Chiese particolari — ove richiesta — nella creazione di uffici od organismi per l’accoglienza e la facilitazione delle denunce, con particolare riferimento al disposto dell’art. 2 del Motu proprio Vos estis lux mundi. La Pctm offrirà altresì l’esperienza dei propri membri e del proprio personale per condividere informazioni sulle prassi più aggiornate nel s a f e g u a rd i n g . Servizio alle Chiese particolari e visite “ad limina Apostolorum”: per promuovere la missione del s a f e g u a rd i n g nelle Chiese particolari, come sollecitato dal Santo Padre, continuerà la facilitazione di incontri delle Conferenze con la Commissione durante le visite “ad limina Ap ostolorum”, per la comprensione approfondita delle condizioni del safeg u a rd i n g nei singoli paesi. È durante queste visite “ad limina” che la Pctm ha la responsabilità di promuovere la presenza e l’attuazione adeguata delle Linee guida in modo mirato. Servizio ai vescovi: per assistere i vescovi nel loro ruolo di ministero legato al s a f e g u a rd i n g , nell’ascolto delle vittime, nella creazione di ambienti sicuri, e nella gestione delle denunce, la Commissione metterà a disposizione la sua rete internazionale di esperti nel s a f e g u a rd i n g e i più avanzati standard internazionali raccolti nel lavoro di numerosi anni della sua creazione. La Pctm collaborerà con il Dicastero nelle sessioni di formazione da esso convocate per i vescovi di recente nomina nelle circoscrizioni ecclesiastiche di sua competenza. La Commissione svilupperà altresì la propria collaborazione con la Pontificia Opera della Santa Infanzia, per un fattivo scambio di informazioni e per la promozione di un’azione sinergica di educazione e prevenzione. L’accordo ha validità triennale, e lo sviluppo della collaborazione reciproca di entrambi gli organismi sarà riportato con cadenza annuale nel Rapporto sul S a f e g u a rd i n g nella Chiesa, chiesto dal Sommo Pontefice alla Pctm. Quest’ultima sta attualmente confrontandosi con diversi altri Dicasteri della Curia romana la cui competenza riguarda il lavoro di salvaguardia in tutta la Chiesa. Ulteriori informazioni saranno rese note a mano a mano che si svilupperanno queste attività.

Preghiera

«Dio di amore infinito,
sempre premuroso,
sempre forte, sempre presente,
sempre giusto, hai dato il
tuo unico Figlio per salvarci
con il suo sangue sulla croce.
Gesù gentile, pastore di pace,
unisci alla tua sofferenza
il dolore di tutti coloro che
sono stati feriti nel corpo,
nella mente e nello spirito da
coloro che hanno tradito la
fiducia in loro riposta.
Ascolta il grido dei nostri
fratelli e delle nostre sorelle
che sono stati feriti gravemente
e il grido di coloro
che li amano. Calma i loro
cuori inquieti con la speranza,
rassicura i loro spiriti
scossi con la fede. Concedi
loro di avere giustizia per la
loro causa, illuminata dalla
tua verità. Spirito Santo,
consolatore dei cuori, guarisci
le ferite del tuo popolo e
rendi integro ciò che è rotto.
Concedici il coraggio e la
saggezza, l’umiltà e la grazia
di agire con giustizia. Infondi
saggezza alle nostre preghiere
e ai nostri sforzi. Concedi
a tutti coloro che sono
stati vittime di abusi di trovare
pace nella giustizia. Te
lo chiediamo per Cristo, nostro
Signore. Amen».

 

PROTEGGERE, PREVENIRE, FORMARE
PRIMO REPORT
SULLA RETE TERRITORIALE PER LA TUTELA
DEI MINORI E DELLE PERSONE VULNERABILI

18 novembre 2022

https://tutelaminori.chiesacattolica.it/primo-report-sulle-attivita-di-tutela-nelle-diocesi-italiane/

https://tutelaminori.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/51/PrimoReport_Pubblicazione_17_11_2022.pdf

 

 

 

 

Abusi: II Giornata di preghiera per le vittime e i sopravvissuti che si celebrerà il 18 novembre 2022

Con una serie di iniziative promosse dalle Chiese locali in tutto il Paese, si celebra il 18 novembre la II Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. L’appuntamento, istituito in corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, coinvolge tutta la comunità cristiana nella preghiera, nella richiesta di perdono per i peccati commessi e nella sensibilizzazione riguardo a questa dolorosa realtà. Il tema che accompagna questo secondo appuntamento di consapevolezza e comunione è tratto dal Salmo 147: «Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite». Dal dolore alla consolazione.
Il Salmo celebra il Signore che ha creato il mondo e se ne prende cura, mantenendolo in vita e, allo stesso tempo, non abbandonando mai il suo popolo nel caos del dolore, che sconvolge la quotidianità e a volte fa smarrire l’identità. L’immagine della cura delle ferite del cuore lascia intendere la capacità di Dio di conoscere la sua gente nel profondo: ci sono ferite che non traspaiono all’esterno, ma che sono incise nell’intimo. Lì Dio sa arrivare per lenire il dolore e per avviare una guarigione profonda.
Questa è la consolazione che aspetta coloro che sono legati al Signore: i dolori non sono esclusi, ma nessun dolore è definitivo. E così nasce la lode che incornicia il Salmo: il Signore non ha lasciato il suo popolo nel momento della sofferenza, né ha atteso che si riprendesse da solo. Lo ha invece raggiunto per riportarlo a casa, per consentirgli di tornare ad essere sé stesso: il popolo dei salvati.
Da queste riflessioni nasce il tema della II Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. La consolazione, non atto formale ma imperativo per la comunità cristiana, diventa prossimità, accompagnamento, custodia, cura, prevenzione e formazione. Non si può distogliere lo sguardo davanti alle ferite provocate da ogni forma di abuso, né ci può essere guarigione senza la presa in carico del dolore altrui. Nella fiducia del conforto del Signore in ogni dolore, ciascuno è chiamato a sostenere questa nuova coscienza che matura e cresce nelle nostre Chiese.
Per animare la Giornata sono stati predisposti alcuni sussidi e un manifesto che saranno resi disponibili sul sito https://tutelaminori.chiesacattolica.it/.

 

Il 29 luglio 2022 nel viaggio apostolico in Canada,

papa Francesco si è intrattenuto con i fratelli gesuiti e un confratello gli ha chiesto parlando di abusi: Lei santità ha fatto molti cambiamenti nel Diritto Canonico. Alcuni la definiscono il Papa dei cambiamenti. Lei ha fatto cambiamenti anche a livello penale, proprio a riguardo degli abusi, e sono stati benefici per la Chiesa. Vorrei sapere come vede l’evolversi delle cose fino ad oggi e se prevede ulteriori cambiamenti nel futuro.

Papa Francesco ha risposto: Si, è vero. Si è constatato che bisognava fare dei cambiamenti, e sono stati fatti. Il diritto non si può tenere in frigorifero. Il diritto accompagna la vita e la vita va avanti. Come la morale: si va perfezionando. Prima la schiavitù era lecita ora non più. La Chiesa oggi ha detto che anche il possesso dell’arma atomica è immorale, non solo l’uso. Prima si diceva questo. La vita morale va progredendo nella stessa linea organica. E’ la linea di san Vincenzo di Lérins: “Anche il dogma della religione cristiana deve seguire queste leggi. Progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età”. San Vincenzo Lérins paragona lo sviluppo biologico dell’uomo e la trasmissione da un’epoca all’altra del depositum fidei, che cresce e si consolida con il passar del tempo. La comprensione dell’uomo muta col tempo, e la coscienza dell’uomo si approfondisce. La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature è sbagliata. Per questo è importante avere rispetto per la tradizione, quella autentica. Diceva uno che la tradizione è la memoria viva dei credenti. La tradizione è la vita di chi ci  ha preceduto e che va avanti. Il tradizionalismo è la loro memoria morta. Dalla radice al futuro, insomma: questa è la strada. Bisogna prendere come riferimento l’origine, non un’esperienza storica particolare assunta a modello perpetuo, come se bisognasse fermarsi là. “Ieri si è fatto così” diventa “sempre si è fatto così”. Ma questo è paganesimo del pensiero! E quello che ho detto vale anche per la materia legale, per il diritto.

1 maggio 2022

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALLE DELEGAZIONI DEI POPOLI INDIGENI DEL CANADA

Sala Clementina
Venerdì, 1° aprile 2022

Attraverso le vostre voci ho potuto toccare con mano e portare dentro di me, con grande tristezza nel cuore, i racconti di sofferenze, privazioni, trattamenti discriminatori e varie forme di abuso subiti da diversi di voi, in particolare nelle scuole residenziali. È agghiacciante pensare alla volontà di istillare un senso di inferiorità, di far perdere a qualcuno la propria identità culturale, di troncare le radici, con tutte le conseguenze personali e sociali che ciò ha comportato e continua a comportare: traumi irrisolti, che sono diventati traumi intergenerazionali.

Tutto ciò ha suscitato in me due sentimenti: indignazione e vergogna. Indignazione, perché è ingiusto accettare il male, ed è ancora peggio abituarsi al male, come se fosse una dinamica ineludibile provocata dalle vicende della storia. No, senza una ferma indignazione, senza memoria e senza impegno a imparare dagli errori i problemi non si risolvono e ritornano. Lo vediamo in questi giorni a proposito della guerra. Non si deve mai sacrificare la memoria del passato sull’altare di un presunto progresso.

E provo anche vergogna, ve l’ho detto e lo ripeto: provo vergogna, dolore e vergogna per il ruolo che diversi cattolici, in particolare con responsabilità educative, hanno avuto in tutto quello che vi ha ferito, negli abusi e nella mancanza di rispetto verso la vostra identità, la vostra cultura e persino i vostri valori spirituali. Tutto ciò è contrario al Vangelo di Gesù. Per la deplorevole condotta di quei membri della Chiesa cattolica chiedo perdono a Dio e vorrei dirvi, di tutto cuore: sono molto addolorato. E mi unisco ai Fratelli Vescovi canadesi nel chiedervi scusa. È evidente che non si possono trasmettere i contenuti della fede in una modalità estranea alla fede stessa: Gesù ci ha insegnato ad accogliere, amare, servire e non giudicare; è terribile quando, proprio in nome della fede, si rende una contro-testimonianza al Vangelo.

 

Nel testo del Comunicato finale della sessione invernale del Consiglio Permanente della CEI che si è svolto a Roma dal 24 al 26 gennaio 2022 si afferma: 

Circa la piaga degli abusi su minori e persone vulnerabili, il Consiglio Permanente ha confermato l’impegno – già espresso nella 75ª Assemblea Generale Straordinaria (22-25 novembre 2021) – a implementare e rafforzare l’azione di tutela. La ricerca della giustizia nella verità non accetta giudizi sommari, ma si favorisce sostenendo quel cambiamento autentico promosso dalla rete dei Servizi diocesani per la Tutela dei Minori e dai Centri di ascolto, che vanno sempre più crescendo. Come ricordato durante l’Assemblea, “la Chiesa vuole essere sempre accanto alle vittime, a tutte le vittime, alle quali intende continuare a offrire ascolto, sostegno e vicinanza, non dimenticando mai la sofferenza che hanno provato”.

1 gennaio 2021

Il primo pensiero dell’inizio di questo nuovo anno: La Chiesa è stata lenta a capire che aveva gravemente trascurato il suo dovere di prendersi cura dei più vulnerabili  e questo è totalmente inaccettabile. La pietà nei riguardi di chi abusa non può mai andare a discapito di chi gli abusi gli ha subiti e si è visto scippare l’infanzia e turbare la propria crescita. Queste persone hanno bisogno che ci prendiamo cura della loro dignità, per evitare di essere feriti a morte dalla vergogna.

 

28 dicembre – santi martiri Innocenti

Perché tanti morti innocenti? Massacro, collera e assassinio, grido di sofferenza e lacrime, ingiustizia, violenze, abusi, gesti inumani … i Caino continuano ad uccidere Abele. Ma perché?

Un’insidia che porta alla “tragica morte” dell’innocenza della vita. Un’insidia terribile perché risultato di una mescolanza di superbia e accidia, di lussuria ed ira, di gola ed invidia, di avarizia. Un’insidia sentimento antico di chi “irritato e col volto abbattuto” non è capace di dominarlo perché si è lasciato vincere da quell’insieme di “vizi capitali” fino ad uccidere il fratello (E’ la storia antica di Caino. Genesi 4,3-8), perché non ha voluto far spazio al vero Amore, ma solo al proprio egoismo. “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?” L’ irritazione cuoce il sentimento prima dal di dentro, nell’anima e, poi anche nel corpo: “il suo volto era abbattuto”. È quel rodersi il fegato, sempre ossessionato che porta Caino nel mare dell’amarezza per cui con l’irrefrenabile risentimento uccide il fratello.

Anche Erode, incatenato nel carcere delle sue paure, ha il volto irriconoscibile come uno che non conosce cosa sia il sorriso o la serenità, ma sprofondato in tenebrosi pensieri di morte è “scuro di volto”.  Tutto lo irritava, è un esasperato, vede intrighi e tradimenti intorno a sé. Anche per lui era “notte” buia – come per Giuda nella notte senza fine del tradimento – dove l’alba non esiste più, non è più una speranza o una realtà.  Attanagliato da quella paura senza scrupoli ordina l’orrore più terribile che un essere umano possa fare arrogandosi terribilmente il diritto di morte: l’orribile brutale eccidio di innocenti. Erode si è lascito vincere dall’insidia del potere in odio alla Sapienza e alla Verità. Chi rifiuta l’amore viene vinto dalla morte. Il risultato crudele dell’infelice scelta del tiranno fa innalzare: ”Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più” (Matteo 2,18). Il profeta Geremia (31,15) vede in Rachele il simbolo di tutte le madri dei piccoli innocenti uccisi da Erode, capovolgendo la vicenda della Genesi e introducendo così un’altra esperienza familiare tragica, quella dei genitori che vedono morire i figli prima di loro. Un pianto di lacrime amare di disperazione, quasi un dolore proporzionale all’amore. Intanto c’è una famiglia che fugge in quanto l’Erode persecutore a causa delle tenebre del suo peccato ha scatenato questa strage a cui fa eco un grido che ricorda la speranza di Dio che brucia lentamente sotto la cenere.

Quanti Erodi ancora in mezzo a noi?

20 dicembre 2021

È tanto grande il numero di donne picchiate, abusate in casa, anche dal marito. Il problema per me è quasi satanico”.

Papa Francesco, a Santa Marta, dialoga con quattro “invisibili” e affronta  i problemi legati alle violenze, alla povertà, alle conseguenze della pandemia, alla vita dei carcerati.

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Si celebra il 18 novembre la 1ª Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi.

 

 

Roma, 4 novembre 2021

Messaggio del Santo Padre ai partecipanti al Convegno

“Promuovere child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre” .

La tutela dei minori sia sempre più concretamente una priorità ordinaria nell’azione educativa della Chiesa; sia promozione di un servizio aperto, affidabile e autorevole, in contrasto ad ogni forma di dominio, di sfregio dell’intimità e di silenzio complice”

E ancora: “Dolore e vergogna per non essere stati sempre buoni custodi proteggendo i minori che ci venivano affidati nelle nostre attività educative e sociali”Perdono e vergogna per tutte quelle volte che la Chiesa non è riuscita, perché impreparata e carente nella normativa, perché in molti casi non riesce a prendersi “cura del popolo ferito”. Dove l’ascolto della sofferenza non si tramuta in accompagnamento e partecipazione piena; dove il salvaguardare “l’apparenza” porta a nascondere e a lasciare sole le vittime facendole sentire ancora più vittime …

Ma Gesù non ci ha insegnato  a “con-dividere” il dolore di queste sorelle e fratelli che hanno vissuto questi abusi, accompagnando il loro cammino di vita e ridando loro almeno la dignità e tutta la nostra vicinanza?

 

 

PAPA FRANCESCO nell’udienza di mercoledì  ha affermato a braccio:

“Desidero esprimere alle vittime la mia tristezza e il mio dolore per i traumi che hanno subito e la mia vergogna, la nostra vergogna, la mia vergogna, per la troppo lunga incapacità della Chiesa di metterle al centro delle sue preoccupazioni, assicurando loro la mia preghiera. E prego e preghiamo insieme tutti: “A te Signore la gloria, a noi la vergogna”: questo è il momento della vergogna. Incoraggio i vescovi e voi, cari fratelli che siete venuti qui a condividere questo momento, incoraggio i vescovi e i superiori religiosi a continuare a compiere tutti gli sforzi affinché drammi simili non si ripetano. Esprimo ai sacerdoti di Francia vicinanza e paterno sostegno davanti a questa prova, che è dura ma è salutare, e invito i cattolici francesi ad assumere le loro responsabilità per garantire che la Chiesa sia una casa sicura per tutti”. 

 

 

VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELL’INCONTRO ORGANIZZATO DALLA
PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI MINORI
E DALLE CONFERENZE DEI VESCOVI DELL’EUROPA CENTRALE E ORIENTALE:

LA NOSTRA COMUNE MISSIONE DI PROTEGGERE I BAMBINI DI DIO

Cari fratelli e sorelle, sono felice di darvi il benvenuto ora che siete riuniti per riflettere sulla risposta che la Chiesa sta dando alla crisi degli abusi sessuali sui minori da parte di membri della Chiesa, e sui modi in cui essa può rispondere più adeguatamente a questo sconvolgimento gravissimo che affrontiamo.

Nel rivolgermi ai leader delle Conferenze episcopali del mondo, riunite in Roma nel febbraio 2019, ho espresso il mio incoraggiamento affinché assicurassero che il benessere delle vittime non fosse messo da parte in favore della malintesa preoccupazione per la reputazione della Chiesa in quanto istituzione. Al contrario, solamente affrontando la verità di questi comportamenti crudeli e ricercando umilmente il perdono delle vittime e dei sopravvissuti, la Chiesa potrà trovare la sua strada per essere di nuovo considerata con fiducia un luogo di accoglienza e sicurezza per coloro che sono bisognosi. Le nostre espressioni di contrizione devono essere convertite in un concreto cammino di riforma, sia per prevenire ulteriori abusi che per garantire agli altri la fiducia nel fatto che i nostri sforzi condurranno a un cambiamento reale e affidabile.

Vi incoraggio ad ascoltare la chiamata delle vittime e a impegnarvi, l’uno con l’altro e con la società in senso più ampio, in queste importanti discussioni poiché toccano veramente il futuro della Chiesa nell’Europa centro-orientale. non solo il future della Chiesa, anche il cuore del cristiano. Toccano la responsabilità nostra.

Voi non siete i primi ad aver avuto la responsabilità di intraprendere questi passi, che sono così necessari, ed è improbabile che sarete gli ultimi. Ma sappiate che non siete soli in questi tempi difficili.

Riconoscere i nostri errori e i nostri fallimenti può farci sentire vulnerabili e fragili, è certo. Ma può anche costituire un tempo di splendida grazia, un tempo di svuotamento, che apre nuovi orizzonti di amore e servizio reciproco. Se riconosciamo i nostri errori, non avremo nulla da temere, perché sarà il Signore stesso che ci avrà condotti a quel punto.

“Con malizia verso nessuno e con carità verso tutti” (A. Lincoln), vi esorto a essere umili strumenti del Signore, al servizio delle vittime degli abusi, vedendole come compagni e protagonisti di un futuro comune, imparando gli uni con gli altri a divenire più fedeli e più resilienti affinché, insieme, possiamo affrontare le sfide future. Che il Signore vi benedica, la Madonna vi custodisca, e per favore non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.

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E’ nato il portale : www.tuteladeiminoridiocesilaziosud.it

Le diocesi del Lazio sud si sono riunite attuando le normative emanate dalla Conferenza Episcopale Italiana a seguito dell’appello  di Papa Francesco nella lotta contro la pedofilia              ed ogni forma di abuso nella Chiesa.                                                                                                              L’obiettivo è quello di essere vicini ed accompagnare tutte quelle persone “ferite”.

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L’OSSERVATORE ROMANO sabato 15 maggio 2021

Il Papa ribadisce che la protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale è un dovere di tutti gli Stati

 L’abuso su minori è omicidio psicologico e cancellazione dell’infanzia

«Omicidio psicologico, cancellazione dell’infanzia»: non c’è spazio per equivoci e “c o p e r t u re ” quando si parla di pedofilia, vera e propria «piaga che» va «affrontata con rinnovata determinazione dalle istituzioni pubbliche, dalle autorità», perché «la protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale è un dovere di tutti gli Stati, chiamati a individuare sia i trafficanti sia gli abusatori» di minori. Lo ha ribadito con fermezza Papa Francesco nel discorso rivolto ai membri dell’associazione Meter, ricevuti in udienza questa mattina, sabato 15 maggio, nella Sala Clementina. Cari fratelli e sorelle, sono lieto di incontrare voi rappresentanti dell’Associazione Me t e r, che dal 1989 — quando pochi parlavano di questa piaga — è impegnata nella lotta alla pedofilia in Italia e in altri Paesi. Saluto e ringrazio il Vescovo Mons. Antonio Staglianò e Don Fortunato Di Noto, che ha fondato questa importante realtà. E saluto e ringrazio il Cardinale Paolo Lojudice, e quanti in vari modi sostengono l’Associazione, a tutela e difesa dei bambini abusati e maltrattati. In questi anni, col vostro lavoro generoso, avete contribuito a rendere visibile l’amore della Chiesa per i più piccoli e indifesi. Quante volte, come il buon samaritano del Vangelo, vi siete fatti vicini con rispetto e compassione, per accogliere, consolare, proteggere! Vicinanza, compassione e tenerezza: è lo stile di Dio. Quante ferite spirituali avete fasciato! Per tutto questo la Comunità ecclesiale vi è riconoscente. La vostra Associazione possiamo paragonarla a una casa. Quando diciamo “casa” pensiamo a un luogo di accoglienza, di riparo, di custodia. La parola casa ha un sapore tipicamente familiare, che evoca il calore, l’affetto, la tenerezza che si possono sperimentare appunto in una famiglia, specialmente nel momento dell’angoscia e del dolore. E voi siete stati e siete “casa” per tanti bambini violati nella loro innocenza o schiavizzati dall’egoismo degli adulti. Siete stati e siete casa di speranza, favorendo in molte vittime un percorso di liberazione e di riscatto. Vi incoraggio pertanto a proseguire in questa benemerita attività sociale e umana, continuando a offrire il vostro prezioso contributo nel servizio di protezione dell’infanzia. Il vostro lavoro è quanto mai necessario perché, purtroppo, continuano gli abusi perpetrati ai danni dei bambini. Mi riferisco in modo particolare agli adescamenti che avvengono mediante internet e i vari social media, con pagine e portali dedicati alla pedopornografia. Si tratta di una piaga che, da una parte, richiede di essere affrontata con rinnovata determinazione dalle istituzioni pubbliche, dalle autorità, e dall’altra, necessita di una presa di coscienza ancora più forte delle famiglie e delle diverse agenzie educative. Anche oggi vediamo quante volte nelle famiglie, la prima reazione è coprire tutto; una prima reazione che c’è sempre anche in altre istituzioni e anche nella Chiesa. Dobbiamo lottare con questa abitudine vecchia di coprire. So che voi siete sempre vigili nel proteggere i bambini anche nel contesto dei più moderni mezzi di comunicazione. L’abuso sui minori è una sorta di “omicidio psicologico” e in tanti casi una cancellazione dell’infanzia. Perciò, la protezione dei bambini contro lo sfruttamento sessuale è un dovere di tutti gli Stati, chiamati a individuare sia i trafficanti sia gli abusatori. In pari tempo, sono quanto mai doverose la denuncia e la prevenzione attuate nei vari ambiti della società: scuola, realtà sportive, ricreative e culturali, comunità religiose, singoli individui. Inoltre, nel campo della tutela dei minori e nella lotta alla pedofilia occorre predisporre interventi specifici per un aiuto efficace alle vittime. Su tutti questi fronti l’Associazione Me t e r collabora attivamente con organi istituzionali e con diversi settori della società civile, tramite anche opportuni protocolli di intesa. Continuate senza tentennamenti la vostra opera, ponendo particolare attenzione all’aspetto educativo, per formare nella gente una coscienza salda e sradicare la cultura dell’abuso e dello sfruttamento. Il logo della vostra Associazione è formato da una grande lettera “M” che richiama l’idea di grembo, accoglienza, protezione e l’abbraccio ai più piccoli. All’interno della “M” si trovano dodici stelle, simbolo della corona della Vergine Maria, Madre di Gesù e madre di tutti i bambini. Ella, madre premurosa, tutta protesa ad amare suo Figlio Gesù, è modello e guida per l’intera Associazione, stimolando ad amare con carità evangelica i bambini vittime di schiavitù e di violenza. La carità verso il prossimo è inseparabile dalla carità che Dio ha per noi e che noi abbiamo per Lui. Per questo vi esorto a radicare sempre la vostra attività quotidiana nella quotidiana relazione con Dio: nella preghiera personale e comunitaria, nell’ascolto della sua Parola e soprattutto nell’Eucaristia, sacramento di unità e vincolo di carità. Cari fratelli e sorelle, rinnoLe parole del vescovo Antonio Staglianò Trovando Dio nei luoghi della sua “assenza ” La testimonianza di don Francesco Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter Perché non accada mai più!

Le parole del vescovo Antonio Staglianò

Trovando Dio nei luoghi della sua “Assenza”

 «La storia di Meter è la storia di un cristianesimo vissuto come “stile di vita”, come “modo di abitare il mondo con lo sguardo di Gesù”, con l’immaginazione “poetica” attivata dalla speranza del regno di Dio, che apre a un futuro possibile, sempre nuovo, nel quale tutte le ingiustizie sono vinte». È stato monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, a presentare a Papa Francesco, all’inizio dell’udienza, il servizio in prima linea dell’associazione. «È una storia “teologica” — ha affermato il vescovo — dove Dio appare vivente perché viene cercato nella sua assenza. Dio è assente quando e dove le persone fragili sono manipolate e oppresse, sfruttate. Dio è assente sui barconi di migranti abbandonati e senza soccorso nel mare Mediterraneo. L’assenza di Dio interpella i cristiani più della sua presenza: le tante forme della barbarie umana nelle società dell’ipermercato sono un appello serio alla nostra missione di cattolici cristiani, non convenzionali, perché immersi nell’abbandono di Dio sperimentato da Gesù sulla croce». «Quell’abbandono del Crocifisso — ha proseguito — fa vedere e toccare con mano la direzione giusta per fare esperienza di Dio. Sì, il nostro Dio si lascia cercare e trovare proprio nei luoghi e nei tempi della sua assenza: la violenza, l’iniquità, la maledizione, l’esclusione, l’abuso sui bambini innocenti. Sono queste le fonti delle periferie esistenziali, dove domina la sconfitta dell’umanità. Alla luce della croce, tuttavia, la stessa sconfitta può trasfigurarsi addirittura in valore umanizzante». In conclusione, monsignor Staglianò ha fatto riferimento a un pensiero di Pier Paolo Pasolini, «che ha colto in profondità il significato della croce di Gesù nel suo bel film Il Vangelo secondo Matteo». E, ha aggiunto, «bisognerebbe ascoltare di più gli artisti — cinematografi, musici, cantanti, pittori — per ridire il cristianesimo con rinnovata bellezza e raggiungere quel “noi più grande” per camminare insieme, “fare sinodo”, a tutta la comunità nel comune destino dell’amore, dell’amicizia sociale e della fratellanza universale». Pier Paolo Pasolini «giunse a questa sintesi, condivisibile, che ben introduce il lavoro cristiano e diocesano di Meter: “Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta, alla sua gestione, all’umanità che ne scaturisce. A costruire una identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo… a questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde”».

 

La testimonianza di don Francesco Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter

Perché non accada mai più!

«Mai più abusi sui minori, che non accada mai più!»: don Francesco Di Noto, fondatore di Meter, ha rilanciato, commosso, davanti a Papa Francesco l’impegno contro la pedofilia e la pedopornografia, «le forme di violenza più abiette contro i bambini». Prendendo la parola dopo il vescovo Staglianò, il sacerdote ha spiegato: «Abbiamo raccolto un segnale, ci siamo messi in ascolto del grido sofferente dei bambini», aprendo gli occhi e guardando «dentro la realtà facendocene carico, senza indietreggiare mai neanche di un passo, sebbene attaccati da ogni parte ma non schiacciati». Al Pontefice don Di Noto ha confidato stanchezze e delusioni ma ha assicurato ogni sforzo per costruire «un mondo senza abusi e violenze su piccoli». E ha condiviso «il dolore, la sofferenza, le lacrime, le fatiche e la speranza di chi ha subito abuso, violenza, maltrattamento». A Francesco il sacerdote ha espresso gratitudine per il sostegno e «l’affetto di tutti coloro che sono stati chiamati a servire i piccoli, i deboli e i vulnerabili, e che hanno scoperto con stupore di aver vissuto cose “impossibili” grazie all’azione dello Spirito Santo che ha operato in loro». Don Di Noto ha inoltre ricordato che, dal 25 aprile al 2 maggio, è stato celebrato il 25° anniversario della “Giornata bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza – contro la pedofilia”. Meter, ha raccontato, «è un’associazione nata in una parrocchia di periferia della città di Avola, una periferia non solo dal punto di vista territoriale ma soprattutto “esistenziale”, che si aggiunse a quella periferia digitale che personalmente scoprii quando, negli anni ’90, vidi per la prima volta le immagini di bambini violati e le foto e i filmati trafficati nel web. Quanto dolore e quanta tristezza! Non potevo voltarmi indietro e alimentare la “globalizzazione dell’indifferenza ”». Con un gruppo di collaboratori, che don Di Noto ha presentato al Papa, «non venendo mai meno al ministero di sacerdote e di parroco, ci siamo fatti guidare dal Signore anche di fronte agli ostacoli e anche quando siamo stati isolati e abbandonati dalla società e dalle istituzioni, inizialmente diffidenti. Tante battaglie abbiamo combattuto ma Lui, il Signore, ci ha sempre preceduto in questa “lotta”». Tanto che «se non avessimo avuto il dono dell’Eucaristia, della Parola di Dio, della vita della comunità, del sentirci popolo di Dio, saremmo impazziti! Saremmo stato schiacciati e annientati», ha riconosciuto il sacerdote ricordando l’amicizia del cardinale Paolo Lojudice — presente all’udienza — e di vescovi, sacerdoti, suore, famiglie, giovani e degli stessi bambini «con i loro nonni». «Nella debolezza abbiamo sempre trovato la forza» ha insistito don Di Noto. «Ci siamo messi di fronte — ha detto — ai fratelli e alle sorelle feriti. Ed è stata una storia di Dio, quindi è ancora oggi una storia d’amore. I venticinque anni trascorsi sono stati caratterizzati dalle storie di numerose vittime che hanno trovato speranza, accoglienza, cura e amorevole accompagnamento nel doloroso percorso di liberazione dalle nuove forme di schiavitù quali, appunto, la pedofilia e la pornografia minorile. Abbiamo fatto di tutto — ha detto — perché tali splendide umanità ferite non provassero la solitudine e l’abbandono, pur nella consapevolezza che ciò è sempre poco rispetto a quanto debba essere ancora compiuto: molti bambini devono essere ancora liberati. Troppi sono ridotti a schiavitù sessuale e manipolati da chiare ideologie che riducono la vita umana a scarto, a merce, a oggetto di piacere ». «Ci siamo messi in ascolto del Signore — ha proseguito — che parlava a noi attraverso la “voce flebile”, quasi un “farfuglio”, dei suoi prediletti: i bambini, i piccoli scartati, violati, maltrattati, dimenticati. Quanto dolore e quanta sofferenza abbiamo accolto, ascoltato, curato, accompagnato. Abbiamo chiesto al Signore di diventare “i cani del pastore”, macchiati dal sangue innocente degli agnellini appena partoriti dalle pecore madri, e di servire come “diaconi dell’infanzia”». Una «terminologia antica — ha aggiunto — ripresa da san Giovanni Paolo II: i diaconi siano i sorveglianti dei bambini». «Siamo consapevoli del fatto che servire l’infanzia non è una moda transitoria, ma un impegno permanente della Chiesa che è madre» ha affermato ancora don Di Noto. Ma «i veri e immancabili protagonisti di questa storia di Meter — ha concluso — sono stati sempre i bambini e in questi anni si sono formate generazioni che hanno imparato a difendersi con responsabilità e consapevolezza dagli aggressori e dai predatori di innocenza. C’è ancora molto da fare e noi continueremo a farlo».

 

XXV Giornata Bambini Vittime 2021 della violenza, dello sfruttamento e della indifferenza,

contro la pedofilia (GBV)

 

Quest’anno ricorre il XXV anniversario della Giornata Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento e della indifferenza contro la pedofilia, che sarà celebrata, come ogni anno,

 dal 25 aprile alla prima domenica di maggio.

 

“Ogni bambino deve essere liberato!” è il tema che caratterizzerà i momenti di preghiera, le attività e le iniziative legate alla Giornata.

 

Questi 25 anni sono stati caratterizzati dalle storie di tante vittime che hanno trovato speranza, accoglienza, cura e amorevole accompagnamento nel doloroso percorso di liberazione da queste nuove forme di schiavitù.

 

 

 

Kintsugi

Un’antica tradizione giapponese vuole che, quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripari con l’oro perché si è convinti che un vaso frantumato possa diventare ancora più bello di quanto già non lo fosse in origine. La tecnica di riparazione, che prende il nome di “Kintsugi”, consiste nell’incollare i frammenti dell’oggetto con una lacca giallo-rossastra naturale e nello spolverare le crepe con polvere d’oro. Il risultato è strabiliante, chi si rivolge a noi è fragile e rotto. Ma la persona è una preziosità e noi dobbiamo dare il meglio per farla tornare a splendere più di prima.

Ascoltare, credere, proteggere, aiutare, sono quattro atteggiamenti fondamentali per farsi compagni di strada di chi ha subìto un abuso. Un silenzio che, proprio perché ascoltato, si  trasforma in seguito in parole credute. “Quando i discepoli che camminavano accanto a Gesù, diretti a Emmaus, riconobbero che lui era il Signore risorto, gli chiesero di rimanere con loro. Come quei discepoli, io (Papa Francesco), prego umilmente voi e tutte le vittime di abusi di rimanere con noi, di rimanere con la Chiesa affinché insieme, come pellegrini nel viaggio della fede, possiamo trovare la strada per giungere al Padre”. La Chiesa piano piano stà diventando sempre più quel “Kintsugi” che usa l’oro, il meglio che ha, per essere accanto e accompagnare le vittime che troppo spesso sono lasciate sole e a loro stesse.

Grazie  all’azione fattiva di Papa Benedetto XVI prima ed oggi di Papa Francesco ci stiamo scrollando di dosso quell’omertà che legittimamente cercava di salvaguardare la “sacralità” dello spazio sociale ecclesiastico ancora presente. Nel passato la Chiesa di fronte a questi abusi ha agito nascondendo e minimizzando, dopo il caso di Boston, oggi finalmente con grande fatica, sta riuscendo sempre più a dipanare situazioni difficili. Sperando che la “burocrazia” non rallenti questo processo di trasformazione, ma che come già si sta facendo, possa rafforzare le esperienze già in atto. Un grazie  al Centre for Child Protection (Ccp) a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, con a capo padre Hans Zollner S.J.  che promuove un lavoro di prevenzione, con personale qualificato. Un grazie anche l’azione dell’Associazione Meter onlus, con l’istituzione della Giornata bambini vittime della violenza. Ma soprattutto l’idea di don Fortunato di Noto suo fondatore, della creazione, in alcune diocesi già in atto, dell’Ufficio per la fragilità, dove si accoglie e si ascolta chi ci si rivolge per problemi di abusi sessuali e così poter cominciare un cammino di speranza verso la guarigione. C’è ancora tanta strada da fare, ma siamo in cammino e questo ci fa ben sperare.

Il guarire delle vittime vuol dire accettare che le proprie ferite restino come traccia di un vulnus e che grazie a questa debolezza si sperimenti una nuova forza di vita. Le ferite restano, si trasformano, ma restano e usando un’immagine medica  anche una cicatrice può infiammarsi diventando lei stessa nuovo dolore, una cicatrice va protetta dai raggi solari e «saper stare in ginocchio davanti a Gesù Eucarestia» è la crema necessaria che dobbiamo spalmare pur rimanendo sotto l’ombrellone. Concludo questa breve riflessione con le parole della Chiesa che troviamo nel bellissimo prefazio del “buon samaritano”:

“È veramente giusto lodarti e ringraziarti, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, in ogni momento della nostra vita, nella salute e nella malattia, nella sofferenza e nella gioia. […] Nella sua vita mortale egli passò beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male. Ancora oggi come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versi sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza.”