
Buongiorno. Siamo contenti che la convalescenza di Papa Francesco prosegue al meglio. Oggi concludo questa mia riflessione sulla “rugiada e rosmarino”. Spero che vi sia stata gradita, o almeno vi abbia fatto “tenerezza”. Vi e ti benedico.
Provate ad immaginare con me, il monte Hermon, che segna il confine settentrionale della Palestina, con la sua altezza di m. 2760 ricoperto da nevi perenni sulla vetta, mentre sulle pendici è ricco di vegetazione verdissima e all’alba di rugiada. Un’immagine di freschezza, di ristoro, di sazietà, di benedizione, penso al vecchio Isacco che benedice il figlio Giacobbe “Dio ti conceda la rugiada del cielo, la fertilità della terra e abbondanza di frumento e di vino” (Genesi 27,28), benedizione questa che nella lotta tra fratelli scende per unire e per donare pace. Un’intimità che suggerisce calore, protezione, difesa, fecondità, sicurezza, gioia non solo individuale ma anche comunitaria “Sarò come rugiada per Israele” (Osea 14,6).
Quell’olio abbondante, profumato e prezioso, insieme alla rugiada segno immediato di vita e di gioia, mi portano a ricordare (mi preoccupo un po’, quando si comincia a ricordare le cose passate è segno della vecchiaia che comincia a fare capolino!), quella leggenda ḥassidica che racconta di come gli uomini devono amare e ciò si impara dal contadino. Un contadino si trovava con altri contadini in un’osteria e beveva. Egli se ne stette a lungo in silenzio con gli altri; ma quando il cuore fu mosso dal vino, rivoltosi ad un compagno che gli sedeva accanto, gli domandò: Dì un po’, mi vuoi bene o no? L’altro rispose: Ti voglio molto bene. E il contadino: Tu dici che mi vuoi bene, eppure non sai di che cosa ho bisogno. Se tu veramente mi amassi, lo sapresti. L’amico non ardì ribattere e il contadino che l’aveva interrogato tacque di nuovo. Io però capii: amare gli uomini vuol dire cercare di conoscerne i bisogni e soffrire le loro pene. La vera fraternità è la rugiada della vita comunitaria e personale come ci dice Isaia: ”perché la tua rugiada è rugiada luminosa” (26,19).
La vita fraterna, l’unione attorno allo stesso Dio, la comunione nell’interno dello stesso popolo sono come la rugiada, sottile e tenera ma efficace e feconda. Quando siamo uniti nell’amore, nella fede, nel culto sembra quasi che il tempo si ferma e che come ci dice il libro dell’Apocalisse non ci sono più né lacrime, né guerre, né odi, né lutti, né morte (21,4).
Goccia di rugiada sempre nuova come lo è la luce ad ogni alba che emerge dalla notte ormai passata. Goccia di perla nella notte, che traspari nell’attimo lucente Dio che così si rivela ad ogni persona amante e amata. Goccia, non come l’onda del mare che si infrange e muore, ma stando ferma col sole cocente scompari silente, lasciando un profumo di calma e pace.
Siamo veramente giunti al termine di questa mia riflessione e spero che farete più attenzione alla rugiada del mattino e al rosmarino col suo profumo.
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