Nelle liturgie orientali ricorre spesso durante la celebrazione questa frase-invito: «Stiamo attenti! Le cose sante ai santi!».

«Si rallegra chi partecipa, nell’amore, alla carne di Cristo nell’Eucaristia; e si rallegra sempre “se la (sua) vita guarda sempre a Dio e se la speranza della remunerazione allevia le sofferenze dell’ e s i s t e n z a”; “nessuno di noi è escluso dal rendere grazie per nessuna circostanza della vita, se vuole valutare in modo assennato ogni singolo evento”». Davvero, allora, l’amicizia dell’uomo con Dio è comunione al fuoco, un fuoco che non consuma, come il roveto dell’Esodo, ma che effonde sull’u ano la bellezza celeste: «Nella liturgia dell’ e u c a r i s t i a la bellezza è assolutamente intrecciata con la verità — con la verità che è vera nell’amore (cfr. E f e s ini, 4, 15) — così da rimanere una rivelazione senza fine, eterna, in Cristo, in quanto integrità di questa vita medesima, della vita che si eleva ad arte, che coltiva la speranza della sua stessa bellezza».
Quante distrazioni durante la S. Messa … anche noi avremmo bisogno di qualcuno che ogni tanto ci dicesse: «Stiamo attenti! Le cose sante ai santi!».
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