
Buona giornata! Oggi sono in ritardo perché stamattina l’ho vissuta con papà nell’orto a raccogliere i frutti del suo lavoro, paziente e metodico, come tutti i contadini. Abbiamo raccolto fagiolini, monachelli, pomodori, zucchini, prugne, peperoni, friggitelli e abbiamo assaggiato la prima pesca, ma ancora qualche settimana. Vi ripropongo tutto il racconto de La Leggenda del Pettirosso
La leggenda del pettirosso
Gran folla di gente usciva dalla porta di Gerusalemme diretta verso la collina dov’era il Pettirosso col nido e i piccini.
Cavalieri su cavalli superbi; guerrieri con lunghissime lance; servi del carnefice con chiodi e martelli; sacerdoti con grande dignità e giudici e donne piangenti; ma prima di tutti una massa selvaggia, una calca di popolo, uno stuolo di vagabondi singhiozzanti e raccapriccianti.
Il piccolo uccello grigio tremava di paura sull’orlo del nido, che i suoi piccini non venissero uccisi se qualcuno calpestava il fastello di pruni.
“Attenti” gridò ai piccoli indifesi “accovacciatevi stretti insieme e zitti! Ecco un cavallo dalla nostra parte! Ecco un soldato con i sandali ferrati! Tutt’una folla si precipita!”
Tutto a un tratto l’uccello ammutolì, restò immobile, dimentico del pericolo.
All’improvviso saltò dentro il nido e stese le ali larghe sui suoi piccoli:” No, no, questo è troppo! E’ orrendo! Non voglio che vediate! Sono tre manigoldi che devono essere crocifissi!”
E allargava le ali affannato, perché i piccini non potessero vedere. Al nido arrivavano fragorosi colpi di martello e lamenti di selvagge grida di popolo.
Il Pettirosso seguiva quel triste spettacolo con gli occhi sbarrati dall’orrore. Fissava mentre quei tre infelici …
“Ah, sono crudeli gli uomini! Non basta, no, mettono una corona di spine sul capo!”
“Le spine gli pungono la fronte e il sangue cola sul volto. E com’è bello quell’Uomo! Che occhi dolci! Si è costretti ad amarlo! Mi pare che una punta acuta mi trapassi il cuore vedendolo soffrire …”
La pietà per l’Incoronato di spine si faceva immensa in quel piccolo cuore di uccellino.
“Se fossi mio fratello l’aquilotto, gli strapperei i chiodi dalle mani e con gli artigli scaccerei tutti quei cattivi che gli fanno tanto male!”
Vide il sangue scorrere giù dalla fronte dell’Uomo crocifisso e non poté più starsene nel nido.
“Devo fare qualche cosa per questo Poveretto tormentato, anche se sono un uccello così piccolino e debole” e abbandonò il nido per l’aria facendo dei giri larghi intorno al Crocifisso.
Gli girò parecchie volte intorno senza osare d’avvicinarsi perché sapeva d’essere una bestiolina tanto piccina, che non avrebbe avuto l’ardire di accostarsi a un uomo. Ma poco a poco prese coraggio; volò sempre più vicino finché con il becco strappò una spina che era penetrata nella fronte del Crocifisso.
Ma in quell’atto una goccia di sangue della fronte del Martire cadde sulle sue tenere piume del collo; si diffuse e tinse di rosso tutte le penne del petto.
Quando l’uccello tornò nel nido i piccoli gridarono: “Il tuo petto è rosso; le tue penne sono rosse come una rosa!”
“Non è che una goccia di sangue della fronte di quel Poverino! Scomparirà appena mi bagnerò nel ruscello o nell’acqua limpida della fonte”.
Ma per quanto l’uccelletto si bagnasse, la macchia rossa con scomparve, e quando i suoi piccini furono grandi la macchia rossa-sangue sulle penne e sul petto di ogni Pettirosso.
A domani la mia riflessione … ancora un po’ di pazienza …
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