
Buongiorno. Il mio maestro concludeva questa leggenda dicendo che quella macchia era il ringraziamento di Gesù per quel gesto di carità, per avergli tolto quella dolorante spina e che tutto il mondo avrebbe conosciuto quell’atto d’amore grazie a quella macchia.
Rimanevo ammirato perché ciò che mi colpiva era che ogni nostro gesto positivo o negativo ha delle ripercussioni sugli altri. Ogni nostro gesto ha sempre delle conseguenze e questo comporta un’acquisizione di responsabilità e soprattutto di crescita con quel “discernimento” con cui ogni persona arriva a conoscersi meglio e ad imparare a sapersi relazionare con gli altri nella propria vita quotidiana e anche con Dio. Questa modalità aiuta anche ad affrontare le sfide di ogni giorno ed attiva dinamiche coraggiose nella convivenza umana. Senza tentennamenti, senza soluzioni di comodo. Questo significa fare delle scelte. E poi il pettirosso mi fa’ pensare a quando da piccolo d’inverno, quando nevicava (lo faccio ancora oggi!), prendevo del granturco spezzato e lo mettevo sul muretto di casa e mi divertivo dietro la finestra a vedere dei pettirossi che mangiavano felici e contenti. Ed ero contento anch’io! E come recita il canto: ”Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno con amore ed umiltà potrà costruirlo”.
Oggi ricorre la festa liturgica di sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù (Gesuiti). Ignazio 500 è l’Anno Ignaziano che celebriamo per commemorare il quinto centenario di un’esperienza che ha trasformato per sempre Ignazio di Loyola e ha dato origine a una spiritualità che ha facilitato l’incontro con Dio di moltitudini di persone di generazione in generazione. È più di una commemorazione. Oltre a ricordare un evento storico di portata universale, lo viviamo come un’opportunità per aggiornare quell’esperienza in noi stessi, nel nostro rapporto con Dio, con gli altri e con il Creato.
Lascia un commento