Buon viaggio a Papa Francesco

Dai declivi
Dalle alte radure di May Ushin
dalle feroci discese del Marañón
dalle incandescenti pianure del Huallaga
la mia voce convoca gli abitanti dell’acqua.
E solcando crepacci da remoti declivi
raggiungo vastità di giovani argille.
così mi riunisco con abitanti del monte
e le nostre voci infinite si inondano
in tenui volte incrostate dalla notte.
Perché è possibile carpire segreti in sacre geometrie
perché è possibile strappare codici di allucinate funi
e viaggiare accompagnati da stelle o soli
catturati nella fuggevolezza di intrepidi raggi.
Perché siamo una sola e antica voce,
una liana intrecciata sotto gli incendi
esiliati o segnati dalla bellezza degli astri
e dal suo manto di presagio che ci allatta.
da allora roteiamo di fuoco,
cadiamo di fuoco,
bruciamo le ultime navi dell’esilio,
demoni che si chiamano in libri apocrifi
o in abbandonati archivi dove non c’è oblio.
Ma le aurore avvicinano gli arrivi
e i nostri piedi accorciano cammini di paura:
occhi di gufo destinati alla saggezza
sulla via tracciata dai nonni.
Simile a ogni fiume che saluta i suoi porti,
raggiungiamo il passo della luna
invasi dalla tregua
d’un insondabile vento.
(Poesia di: Txai Suruí ha 25 anni, abita nella Foresta Amazzonica brasiliana, della tribù dei Lapetanha in Rondônia e attivista contro la deforestazione)
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