La guerra è un’atrocità … fermiamola con la preghiera!

In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro! (Papa Francesco)
Proseguiamo la nostra riflessione. “Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno” (Luca 9,32), il “sonno”, un elemento che di solito nella tradizione biblica accompagna la situazione in cui l’uomo entra in contatto con il divino (cfr. Gen 2,21; 15,12; Dan 8,18; 10,9; Mt 1,20-24) che dopo l’episodio della trasfigurazione tornerà al momento della preghiera agonica di Gesù nel Getsemani, quando gli stessi apostoli, sempre di notte, saranno di nuovo presi dal sonno (Lc 22,45; cfr. Mc 14,37; Mt 26,40). Essi sono oppressi dal sonno, incapaci di tenere gli occhi aperti, con le palpebre che pesantemente si chiudono e con la testa che non riesce a restare ritta. Nel primo episodio vinta quell’oppressione gli apostoli riescono a vedere la gloria del Signore e i due uomini che stavano con lui (Lc 9,32). Nell’orto del Getsemani ci viene detto che la preghiera esige una lotta con il proprio corpo. La preghiera è anche sforzo fisico, non meramente intellettuale. La preghiera dunque è lotta, ed esige l’ascolto. La voce dall’alto chiede ai discepoli di ascoltare il Figlio: questa infatti è la via per accogliere in sé la presenza del Signore, per ricordare le sue parole, per introiettare la sua volontà. Poniamoci tre domande:
- La mia preghiera è fuga o contemplare ciò che Dio mi chiede?
- Quando prego, unifico i miei desideri e conflitti alla volontà di Do?
- Sento la forza di Cristo che prega per me affinchè posso vincere angosce e paure?
Non dimenticare il Vangelo.
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