
Buongiorno.
“San Giuseppe era un carpentiere che ha lavorato onestamente per garantire il sostentamento della sua famiglia”, così papa Francesco ce lo descrive, mettendo in evidenza la sua onestà e il suo impegno d’amore per la sua preziosa famiglia, facendolo con una sua peculiare caratteristica quella dell’agire nel silenzio. Per quanto riguarda l’attività di Giuseppe, bisogna riferirsi a Matteo 13, 55, versetto in cui Gesù viene definito come “il figlio del carpentiere”. Il termine greco téktôn, che si traduce solitamente con “carpentiere”, corrisponde al latino faber e indica un artigiano che lavora il legno o la pietra.
Concretamente si può pensare al lavoro del carraio, o del fabbricante di aratri e di strumenti per l’agricoltura, nonché a uno che tratta genericamente il legno, il classico falegname, o ancora al carpentiere che provvede alle strutture in legno necessarie all’ edilizia. Anche sul lavoro di Giuseppe sappiano ben poco, ma ciò che importa è che “vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai di ogni bene. La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa. Così sarà benedetto l’uomo che teme il Signore” (Salmo 128). Ecco che ancora una volta Giuseppe “agisce”, mette in pratica la “Parola di Dio”, lui l’uomo concreto, riesce a dar sapore, a rendere palpabile la carezza divina dando dignità e gioia al lavoro che porta frutto per la sua famiglia e per tutti coloro che ne beneficiano. Ci arde il cuore pensare come l’opera delle mani dell’uomo, dall’ingegno all’impegno, dalla fatica alla libertà, dai talenti che diventano gratitudine e ringraziamento. Quel lavoro che inizialmente era simbolo di una punizione “con il sudore del tuo volto mangerai il pane” (Cfr. Genesi 3,19), con Giuseppe riacquista la sua dignità e la sua valenza originaria quando Dio: “prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Genesi 2,15).
Cerchiamo anche noi di far fruttificare coltivandoli e custodendoli i “talenti” che il Signore ci ha donato facendo diventare sempre di più il nostro lavoro strumento di santificazione per noi e per gli altri. Buona festa di San Giuseppe lavoratore e sereno mese di maggio insieme alla sua sposa Maria.
Vi e ti benedico.
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