Pace e Bene

«E chi non riesce a vedere da lontano la meta del suo cammino, non abbandoni la croce e la croce lo porterà». Mi consola questo passo di Agostino. Chissà, forse era un gennaio grigio anche quando lui lo scrisse. Non è una esortazione a essere bravi, a essere forti, a “f a r e ”. Sant’ Agostino, che in alcuni momenti gli uomini stanchi non riescono più a vedere dove vanno. Come su un sentiero in montagna, quando viene buio e il rifugio ancora non si vede. Ma: «Chi non riesce a vedere la meta, non abbandoni la croce e la croce lo porterà». Come un povero legno naufrago, cui aggrapparsi. Tienilo stretto: la croce ti porterà. Quale
croce? La tua, quella che sai bene. Una malattia, una povertà, una solitudine. Magari perfino una stanchezza di te stesso, che non cambi mai.ù Il mondo compatto esorta a liberarci dalla sofferenza, a essere sani, a sembrare sempre giovani, e padroni di noi. Agostino invece qui ci dice di abbracciare la croce, quella di Cristo, e il pezzo che ne portiamo. Semplicemente, abbracciarla. Lei ci condurrà: non alla deriva, ma nella direzione che forse oggi non vediamo. Lasciarsi portare come figli, come bambini stanchi e assonnati. Che nelle braccia del padre si abbandonano, senza vergogna della loro debolezza. Nella misericordia del Padre non c’è condanna, né vergogna. Lui sa che i figli sono stanchi, e, certo nei passi, reggendoli fra le braccia li conduce verso casa. Getta lo sguardo, ogni tanto, a guardarli che dormono, con silenziosa tenerezza.
buon sabato
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