Cinguettio del Pettirosso

Cinguettio del Pettirosso

Pace e Bene

C’è una notte, tra il 5 e il 6 di gennaio, in cui il tempo si concede una pausa e procede al passo di una scopa. È la notte della Befana, figura sghemba e sorridente, ruga del calendario e insieme sua carezza finale. Vecchia sì, ma di una vecchiaia secolare che sfuma oltre la memoria: la sua età è quella dei campi spogli da millenni, delle lune invernali, dei fuochi accesi per allontanare il gelo. Prima di diventare una nonna con le tasche piene di dolciumi e carbone, la Befana è stata un mito agricolo, una divinità minore del ciclo dell’anno, custode delle soglie e sentinella dei passaggi. La leggenda la vuole donna affaccendata che rifiuta di seguire i Re Magi, troppo presa dalle sue occupazioni per riconoscere il segno della stella, per poi pentirsi e mettersi in cammino quando ormai è troppo tardi, bussando a ogni porta con splendidi doni per il Bambino che non trova più. In questo andare senza approdo, la Befana diventa figura dell’essere umano davanti a Dio: sempre in ritardo, sempre mancante, eppure capace di trasformare il rimorso in gesto d’amore, l’errore in carità. Non è santa, né strega: è una creatura fragile, profondamente umana, redenta non dall’obiettivo raggiunto ma dal cammino stesso.

Serena giornata

 

1 commento finora

Valentina Scritto il9:02 am - Gennaio 7, 2026

Buongiorno

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