Se non sei vaccinato, io rispetto la tua libertà, ma anche tu rispetta la mia libertà e la mia “fragilità di salute”, almeno metti la mascherina FFP2. GRAZIE.
“Fra una canna e l’altra sopra la collina le nuvole di maggio passavano bianche e tenere come veli di donna; egli guardava il cielo d’un azzurro struggente e gli pareva di esser coricato su un bel letto dalle coltri di seta”.
E’ una frase del libro di Grazia Deledda Canne al vento letto nel lontano 1978, (ho l’abitudine di mettere la data nella prima pagina quando leggo un libro!), prima donna italiana a vincere il premio Nobel per la Letteratura nel 1926. Quest’anno ricorrono 150 anni dalla sua nascita, da una famiglia numerosa diremmo oggi, ma all’epoca era nella normalità, in quarta elementare finiscono i suoi studi ufficiali e continua a studiare formandosi sostanzialmente da autodidatta. Canne al vento viene considerato il suo capolavoro che, lei definiva il suo libro preferito, dove riesce in maniera molto bella ad inserire nella storia uno sfondo della natura molto particolareggiato e impregnato di esperienza vissuta. E poi il suo uso di termini dialettali sardi, a me piace tanto, perché quei termini, quelle parole, non sono traducibili (si possono spiegare, ma difficili da tradurre con un solo termine!), perché le consonanze e le vocali che lo compongono racchiudono un insieme di parole e concetti che quel “suono” riesce a contenere tutti.
Se vi capita è un bel libro da leggere.
Auguri di buon onomastico a Raffaele, Gabriele, Michele …
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