Santa Domenica

Quando cerchiamo un incontro più profondo e più vero con il Signore ci poniamo spesso la stessa domanda: cosa fare? Con quale atteggiamento disporci alla preghiera? La parabola del fariseo e del pubblicano ce lo insegna. Per pregare occorre mettersi con verità alla presenza del Signore. Guardiamo la scena: il fariseo sta in piedi «e prega tra sé». La versione letterale dal greco sarebbe «prega davanti a sé». Egli è salito al tempio non per mettersi alla presenza di Dio, ma «davanti al proprio io». Non guarda il Signore, ma è concentrato su sé stesso e sulla propria bravura. La sua preghiera non è ascolto del Signore e nemmeno dialogo con lui, ma monologo e autoelogio. È l’atteggiamento di chi è sicuro, di chi è tronfio, di chi è soddisfatto di quanto ha realizzato con le proprie mani.
«Il pubblicano non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo»: è l’atteggiamento di chi sente su di sé il peso della sua miseria e di tutta la sua insufficienza. Si ferma a distanza, come chi sa di non essere degno di stare alla presenza di Dio. Ma entra, come colui che – nonostante la sua povertà – ha fiducia di non essere scacciato. La sua preghiera, alla lettera, suona: «O Dio, abbi misericordia di me, il peccatore». Il pubblicano sa di essere peccatore, anzi si ritiene «l’unico peccatore» (si noti l’articolo prima di «peccatore»); e riprende la preghiera dei lebbrosi (Lc 17,13) e del cieco (Lc 18,38): «Kyrie eleison». Colui che non si sente giusto esce giustificato dal dono di Dio che ha saputo raccogliere.
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