Cinguettio del Pettirosso

Cinguettio del Pettirosso

Pace e bene

Frate Nicola da Tolentino si consuma nell’orazione continua giorno e notte, nelle visite ai poveri e ai malati della cittadina e al confessionale, per poi affrontare aspre penitenze in riparazione dei peccati dei fedeli e in suffragio delle anime dei defunti. Il confratello Pietro da Monterubbiano nella sua Historia Beati Nicolai de Tolentino, stesa tra il 1325 e il 1326, compendia il santo come «letizia ai tristi, consolazione degli afflitti, pace dei divisi, refrigerio degli affaticati, sussidio ai poveri, rimedio singolare per i prigionieri» (Historia, Tolentino, 2007, p. 125). Come un astro da Sant’Angelo in
Pontano frate Nicola va a rischiarare nell’oratorio di Tolentino (Historia, pp. 126-129), così egli è la stella polare dell’Ordine agostiniano, sintesi matura di
quel nuovo eremitismo mendicante proteso tanto verso il Cielo quanto sulle sofferenze umane, evocate nelle 394 tavolette ex voto (sec. XV – 1880) del santuario di Tolentino. Primo santo canonizzato della famiglia eremitana, san Nicola rappresenta il compimento ideale e carismatico del suo Ordine, come suggerito nell’Initium sive processus Ordinis heremitarum sancti Augustini (1322–1329), ove Agostino viene paragonato a Noè, Benedetto ad Abramo, Domenico a Mosè, Francesco ad Aronne, e «finalmente Giosuè (…) significa il beatissimo Nicola da Tolentino. Egli passa il
Giordano e pacificamente introduce questi eremiti — istos heremitas — alla perfetta terra promessa della Chiesa — ad perfectam terram promissionis Ecclesiae». San Nicola da Tolentino come tanti altri santi ha saputo vivere l’insegnamento di Gesù. Impariamo a fare altrettanto anche noi.

Buona giornata

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