Cinguettio del pettirosso

Cinguettio del pettirosso

Buongiorno. Sansone terza parte.

 L’indovinello.

I Filistei avendo paura di Sansone gli posero accanto come sorveglianti trenta compagni. Dopo la cerimonia nunziale Sansone propose loro l’indovinello. Se l’avessero sciolto, i compagni avrebbero ricevuto dei regali, altrimenti sarebbero stati loro debitori di Sansone. Non riuscendo a trovare la soluzione, i compagni comandarono alla sposa, pena gravissime sanzioni, di raggirare Sansone e di estorcergli la soluzione dell’indovinello. Così avvenne. 

Sansone si accorse di essere stato abbindolato dalla moglie, che aveva fatto il gioco dei compagni.  Sansone non è un “salvatore” come gli altri che combatterono il nemico a capo di un esercito o di parecchie tribù; egli è solo con la sua forza fisica a contrastare le incursioni dei Filistei. Vigore muscolare, amori, farse e colpi di scena si intrecciano nei racconti dell’eroe, rivelando il ricamo della vena popolare, che maggiora i particolari e le cifre, sottolinea l’aspetto epico degli episodi e li riveste di colore folcoristico. Malgrado le sue ombre che si accavallano sulla figura di Sansone (brutalità, dissolutezze, uccisioni), la sua persona non è priva di aspetti simpatici. Egli aveva un profondo senso della giustizia, non mentisce, non si lamenta, non accusa nessuno, è semplice e intrepido. Dio è libero nelle sue scelte e compie la sua opera anche per mezzo dei peccatori, usando ciò che è originale e imprevisto.

“Dal mangiatore è uscito il cibo e dal forte è uscito il dolce”. Che cos’è? Il mangiatore si riferisce a un leone, il predatore di tutti i predatori, e la dolcezza si riferisce al miele. Così il settimo giorno, quando i Filistei vennero da Sansone, gli risposero: “Cosa c’è di più dolce del miele e cosa è più forte di un leone?

Luci ed ombre per una riflessione …

Nei quattro capitoli che presentano la figura di Sansone abbonda il meraviglioso, il sensazionale, l’inverosimile e il drammatico. Non si può disconoscere il ricamo della fantasia popolare, che ha maggiorato le azioni eroiche, gli aspetti brutali e umoristici delle gesta del campione, la sua debolezza per le donne. La figura di Sansone però si colloca in un preciso quadro geografico e storico. Sansone è un peccatore; le sue scappate sono mancanze. Egli non è solo un uomo rude, ma anche omicida, un dissoluto. Per quanto possono sembrare giusti i suoi furori, le uccisioni restano iniquità. Ma il sangue di cui Sansone la imbrattate le mani, apparteneva ai Filistei e ciò contava poco allora in Israele, un popolo intento a lottare strenuamente per la sopravvivenza etnica e religiosa. Non si deve dimenticare il clima di guerra e di generale barbarie che in quell’antico periodo caratterizzava le relazioni fra popoli avversari.

Eppure Sansone non è necessariamente un iniquo. Non è mai stato preda di viltà, non ha mai mentito, aveva un senso profondo della giustizia, ha pagato sempre di persona, era semplice ed intrepido. Quelli che lo circondano non erano così, ed egli è morto abbandonato dai suoi. La debolezza per le donne caratteristica di questo prode, il popolo glielo perdonava. Del resto ci si può chiedere se uno degli scopi per cui le gesta di Sansone sono state ingrandite e conservate nella memoria non sia proprio quello di mettere in guardia contro la leggerezza dei costumi, la seduzione delle donne facili e fatali. Questo tema sarà sviluppato soprattutto nei libri sapienziali.

Dio sceglie liberamente i suoi strumenti e agisce per mezzo di loro anche quando non sono proprio all’altezza della missione divina, Abbattendo dalle fondamenta le colonne del tempio filisteo, Sansone preparava la liberazione del territorio nazionale da parte di Davide e indirettamente lo stabilimento del regno di Javhè su tutto il paese.

La storia di Sansone è divenuto l’eroe popolare per eccellenza. Le sue imprese rivelano la fierezza nazionale degli Ebrei e l’inconfondibile impronta della antica religione iahvista. Non fa meraviglia che la tradizione giudaica posteriore, di cui si ode l’eco nella lettera agli Ebrei, abbia ammirato la fede di questo campione d’Israele (Ebrei 11,32-34)

“E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri”.

A questo punto la nostra mente, penso, si ponga più di qualche domanda… Buona riflessione…

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