Cinguettio del Pettirosso

Cinguettio del Pettirosso

GRAZIE … il dono della VITA e il dono del Sacerdozio. GRAZIE a Dio. Amen.

Il termine ape (in ebraico debora) compare nella Bibbia cinque volte. Mosè ricorda che Dio è “sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele”. Le api sono simbolo di instancabile laboriosità (Gdc 14,8). Ma anche di bontà e umiltà: “Non lodare un uomo per la sua bellezza e non detestare un uomo per il suo aspetto. L’ape è piccola tra gli esseri alati, ma il suo prodotto è il migliore fra le cose dolci. Non ti vantare per le vesti che indossi e non insuperbirti nel giorno della gloria, perché stupende sono le opere del Signore, eppure esse sono nascoste agli uomini” (Sir 11,3). Le api quando si muovono in sciame sono simbolo dei nemici che attaccano Israele. Lo ricorda Mosè al popolo uscito dall’Egitto: “Vi inseguirono come fanno le api e vi batterono in Seir fino a Corma” (Dt 1,44).  Il profeta Isaia paragona l’Assiria, grande nemico del popolo d’Israele, ad api irritate: “In quel giorno il Signore farà un fischio alle mosche che sono all’estremità dei canali d’Egitto e alle api che si trovano in Assiria” (Is 7,18). Le api che pungono e dalle quali è difficile liberarsi descrivono la sofferenza del giusto perseguitato: “Mi hanno circondato come api” (Sal 118,12).

Durante la veglia di Pasqua, il canto dell’annuncio pasquale fa riferimento alle api dalla cui cera proviene il cero. Il loro condiviso è simbolo della comunione che deve caratterizzare il popolo di Dio. In un passo dell’inno dell’Exultet, riportato nel Messale Romano, si legge: “In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode, che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri, nella solenne liturgia del cero, frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce. Riconosciamo nella colonna dell’Esodo gli antichi presagi di questo lume pasquale che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio. Pur diviso in tante fiammelle non estingue il suo vivo splendore, ma si accresce nel consumarsi della cera che l’ape madre ha prodotto per alimentare questa preziosa lampada. Ti preghiamo, dunque, Signore, che questo cero, offerto in onore del tuo nome per illuminare l’oscurità di questa notte, risplenda di luce che mai si spegne”.

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