
La riconquista della propria identità, attraverso l’amore e l’incontro, mettono in moto una riconciliazione con le parti più profonde e, a volte, rinnegate del proprio sentire e del proprio essere. Il padre si rivolge al figlio, in un incontro che lo riporta alla realtà e che gli dona la concretezza e la profondissima rivelazione di corrispondere a un «nome». Vi porto l’esempio di Simba, ve lo ricordate? Figlio, leone, amato. In seguito alla morte del padre, Simba deve combattere il malvagio zio Scar che cerca di rubargli il trono di re della giungla e che insinua in lui il dubbio della colpevolezza per la morte del papà Mufasa. Nello sconforto e nella perdita Simba sceglie di crescere fuori dal branco, di rinnegare sé stesso e le sue origini e divagare altrove. Mufasa dalle stelle appella il figlio nel dialogo che suggella il significato profondo del cartone: «Hai dimenticato chi sei e così hai dimenticato anche me. Guarda dentro te stesso Simba, tu sei molto più di quello che sei diventato e devi prendere il tuo posto nel cerchio della vita». Simba replica «Come posso tornare? Non sono più quello che ero». Mufasa ribatte «ricordati chi sei, tu sei mio figlio e l’unico vero re, ricordati chi sei».
Oggi ricordati chi sei, tu sei mio figlio e l’unico vero re, ricordati chi sei.
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