Cinguettio del pettirosso

Cinguettio del pettirosso

Buongiorno. Non ricordo se in prima o in seconda elementare il mio maestro ci lesse la “Leggenda del pettirosso” e per me che vivevo in campagna era qualcosa di straordinario perché mi veniva data una spiegazione a uno dei tanti perché che mi chiedevo e ancora oggi ho tanti perché a cui trovare risposta!

Vi ripropongo in pillole La leggenda del pettirosso

Selma Lagerlof (1858-1940). Nella vasta opera narrativa della scrittrice svedese (premio Nobel 1909), vi è un libro di leggende su Gesù alle quali appartiene questa, assai bella, del Pettirosso.

Gran folla di gente usciva dalla porta di Gerusalemme diretta verso la collina dov’era il Pettirosso col nido e i piccini.

Cavalieri su cavalli superbi; guerrieri con lunghissime lance; servi del carnefice con chiodi e martelli; sacerdoti con grande dignità e giudici e donne piangenti; ma prima di tutti una massa selvaggia, una calca di popolo, uno stuolo di vagabondi singhiozzanti e raccapriccianti.

Il piccolo uccello grigio tremava di paura sull’orlo del nido, che i suoi piccini non venissero uccisi se qualcuno calpestava il fastello di pruni.

“Attenti” gridò ai piccoli indifesi “accovacciatevi stretti insieme e zitti! Ecco un cavallo dalla nostra parte! Ecco un soldato con i sandali ferrati! Tutt’una folla si precipita!”

Tutto a un tratto l’uccello ammutolì, restò immobile, dimentico del pericolo.

All’improvviso saltò dentro il nido e stese le ali larghe sui suoi piccoli:” No, no, questo è troppo! E’ orrendo! Non voglio che vediate! Sono tre manigoldi che devono essere crocifissi!”

E allargava le ali affannato, perché i piccini non potessero vedere. Al nido arrivavano fragorosi colpi di martello e lamenti di selvagge grida di popolo.

A domani … vi e ti benedico.

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