
Buongiorno. Tornati a Nazareth, Gesù già camminava con i suoi circa tre anni e, papa Giuseppe e mamma Maria, chissà quante volte gli hanno parlato, in terra d’Egitto, dei suoi quattro nonni. Dei loro insegnamenti, perché dei nonni si raccontano sempre tutte quelle esperienze che ci insegnano nella vita per la vita.
Poi di quanto bene gli vogliono anche se ancora non lo conoscono, perché il desiderio d’Amore continua a crescere in chi si sente amato. Nonni che non sapevano nemmeno se era un maschietto o una femminuccia, ma per loro la gioia più grande era sapere di avere un nipotino o una nipotina che sono l’incarnazione della discendenza o meglio della “generazione”. Mamma Maria avrà insegnato a Gesù quel cantico-preghiera ispiratale dallo Spirito santo dove esprime il senso della discendenza: «di generazione in generazione la misericordia [di Dio] si stende su quelli che lo temono» (Luca 1,50). Il ‘generare’ non è solo il circolo della vita, ma nelle lingue semitiche orientali come l’accadico, lo stesso termine dôr designa la «durata» della realtà che è paradossalmente ‘finita’ per i viventi e interminabile per le cose. C’è questa immagine del filo generazionale, che si snoda lungo l’asse del tempo, appartiene ovviamente a tutto il patrimonio esistenziale e culturale dell’intera umanità. Che bello quando questi nonni “speciali” (hanno una storia con Dio!), cercano, a loro parole, di spiegarlo al piccolo Gesù con tutto il loro affetto nei suoi confronti, sicuramente useranno le parole che conoscono bene del libro del Siracide, che ricorre a un’immagine poetica fragrante per descrivere la nuova vita: «Come delle foglie spuntate su un albero verdeggiante l’una cade e l’altra sboccia, così sono le generazioni di carne e di sangue: l’una muore, l’altra viene all’esistenza» (14,18). Penso al lungo abbraccio e all’essere ricoperto di tanti baci, carezze e tenerezze. Penso a quei solchi delle lacrime di gioia di questi nonni che segnati dalle loro rughe, segno dell’età e del vivere intensamente, sui loro visi sereni non sono solo raggianti per l’età, ma che ad ogni lacrima, come un prisma illuminato, riflettono la luce di tutti quei colori scomposti che per ognuno assumono uniche sfumature. Sono i colori dell’Amore per il loro nipotino. Quante volte abbiamo visto quest’arcobaleno di luce sul volto dei nostri nonni?
Vi e ti benedico.
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