Pace e Bene

Il Vangelo della IV domenica di Quaresima (Gv 9, 1-41)
Da dove viene la luce? E noi, chiunque noi siamo — «gentili o ebrei», come disse una volta Shakespeare riferendosi a tutta l’umanità — possiamo partecipare a questa luce? Leggendo il racconto sul cieco nel Vangelo di Giovanni, ci viene data, in modo sottile e paradossale, la risposta a entrambe queste domande metafisiche. Gesù sta passando, ci dice il Vangelo, e vede un mendicante, «un uomo cieco dalla nascita». Quello che mi colpisce della storia del cieco, in Giovanni, è la presenza di narrative intersecanti e opposte che diventano rivelatrici. I discepoli chiedono a Gesù: «Rabbì», che significa Signore sia in ebraico sia in arabo, «chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». La domanda non va presa alla leggera. Gesù risponde con vigore di no: «Né lui ha peccato […], ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». È una bellissima risposta, in cui Gesù, come è sua abitudine, ribalta la domanda. La risposta, secondo me, potrebbe essere intesa in due modi. Potrebbe essere intesa come: perché il Figlio dell’Uomo possa compiere miracoli su di lui (la versione più letterale); o meglio ancora: perché quest’uomo possa vedere e diventare una metafora vivente per il resto dell’umanità attraverso l’opera del Figlio dell’Uomo.
Riflettiamo
Lascia un commento