Quale fede può farci vivere questo tempo del disincanto, della riscoperta della fragilità umana, del rischio della disumanizzazione, della perdita di memoria e di speranza?

Cosa intendiamo per “figura di fede”?
Identifichiamoci con il figlio maggiore. La figura di una fede fragile
Proviamo ora a guardare al figlio maggiore, che visibilmente è quello che appare nella famiglia come modello di religiosità e di morale. Il figlio non fragile. Molte altre parabole lo mettono in scena, anche se sotto vesti diverse. Pensiamo alla parabola del Samaritano, a quella del fariseo e del pubblicano (che è uno specchio di quella del padre misericordioso), a quella degli operai dell’ultima ora, fino a quella del buon grano e della zizzania. Se Gesù ci è tornato così tante volte, significa che qui c’è una questione fondamentale. Questa questione fondamentale riguarda la figura di fede. Cosa intendiamo per “figura di fede”? Intendiamo il modo con cui noi interpretiamo il cristianesimo, stabiliamo il nostro rapporto con Dio, lo traduciamo in atteggiamenti verso gli altri e in orientamenti di vita. Quale è la fede che riflette il volto del Dio di Gesù Cristo da una parte e ci rende veramente umani dall’altra?
Proviamo a ripensare al nostro percorso nella fede.
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