
Oggi un po’ di “cultura” … il sapere, la conoscenza, apre sempre orizzonti nuovi … chi ci ha preceduto ci ha lasciato un patrimonio di “conoscenza” che abbiamo il dovere di “conoscere” e utilizzare al meglio.
La cicogna in tutta l’antichità è chiamata la “pia”, “l’avis pia” o “pietaticultrix”, come diceva Petronio (Satyricon 55,6), “il più pio degli animali che volano”, secondo la definizione della Favola XIII di Babrios che riprendeva Aristotele (Storia degli animali IX,14) e anticipava Plinio (Historia naturalis X,23); dell’uccello, infatti, colpiva la particolare premura con cui seguiva i piccoli. Anche in ebraico la cicogna è chiamata con un vocabolo esemplato sulla radice ḥsd, quella della fedeltà e dell’amore (ḥesed; cf. Lev 11,19; Dt 14,18; Ger 8,7; Gb 39,13; Zc 5,9). Sui maestosi cedri del Libano, come ancor oggi sulle torri, sui minareti, sulle colonne d’Oriente, la cicogna costruisce il suo grosso nido. Il poeta del Salmo 107 ricorda anche i cipressi come sede delle cicogne; il vocabolo rôšȋm del Testo Masoretico è tradotto anche con “ginepro” mentre i LXX, seguiti da molti, lo correggono in rô’šam, sulle “cime” dei cedri le cicogne pongono i loro nidi. Un’immagine, comunque, lirica, una contemplazione del passaggio nel suo brulicare di vita, di colori, di suoni. Come uccello migratore che ritorna ogni anno è un simbolo di resurrezione. E’ ritenuta distruttrice di serpenti, perché animale che combatte il “maligno” ed è conseguenza del simbolo di Cristo. Infine la si ritiene portatrice di bambini forse perché, tra l’altro fra ritorno all’epoca del risveglio della natura.
Se oggi hai letto superficialmente, rileggi …
Se hai letto attentamente, hai sperimentato che il “sapere” è anche ‘fatica’, ma anche tanta gioia.
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