
Oggi qui nella mia Comunità parrocchiale si festeggia san Vincenzo diacono e martire, ma è anche feste di san Domenico Abate di Sora, di cui porto il nome.
Proseguo della riflessione di questi giorni.
Come non si può far irrompere la primavera in pieno inverno, cosi vale per il cuore che perdona. Bisogna fare uno sforzo, ma cominciando con i “torti” più piccoli e più facilmente perdonabili, questo ci aiuta a diventare persone capaci di perdonare. A poco a poco (ma ci vuole TEMPO! Tanto tempo e questo Dio lo aveva già messo in conto) s’impara a non riaprire le ferite, a non covare risentimenti, fino al giorno in cui il perdono diventa una reazione spontanea e la nostra libertà, più grande. Ma soprattutto, il cuore deve sopportare la parte più grande. Il perdono non è l’amnesia di Dio: è la sua creatività che rende bella la nostra vita passata, per quanto brutta sia stata. Egli apre una strada quando siamo bloccati nel nostro passato. Ci libera dalla prigionia.
Penso che l’immagine di oggi messa all’inizio di questa pagina ci aiuta a capire. La fatica di Dio.
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