Pace e Bene

Il Vangelo della IV domenica di Pasqua (Gv, 10,1-10)
Attuale più che mai è il passo del Vangelo di questa domenica (Giovanni, 10, 1-10), perché ci mette in guardia da chi vuole rubarci il bene della vita e della verità, dal ladro che penetra nel nostro ovile ma anche nella nostra mente per condurci nella desolazione. L’autentico guardiano apre sempre la stessa porta, quella che conduce dalla notte al giorno, dall’ovile al pascolo, dal timore alla fiducia. Apre e chiama le sue pecore per nome, una per una: non è un gregge amorfo, una massa debole e cieca da sospingere, no, il pastore conosce ogni pecora e di ogni agnello, sa chi sono, quali sono i loro i loro timori e le loro speranze, e pronuncia forte i loro nomi, uno per uno, quasi a dire «non avere paura, sono qui, accanto a te». Il ladro invece non apre la porta della Verità, quella che apre alla vita, alla luce,
al cammino verso i prati più teneri e verdi, il suo scopo non è certo quello di salvare anche l’ultima pecora smarrita. Il brigante grida, frusta, spinge, vuole solo condurre gli animali al mattatoio, venderli per un pugno di monete, o forse per un bidone di petrolio? Non guiderà il gregge sulle strade che salgono ai pascoli più lieti, griderà solo frasi assurde e colpirà con il bastone di un potere scriteriato per convincere quelle povere pecore a seguirlo sui sentieri che si perdono nella sabbia arida del deserto, nella distruzione e nella follia.
Oggi le guide degli uomini sembrano impazzite, quasi possedute da una volontà di potenza che vuole solo arraffare e distruggere.
Grazie a Dio gli esseri umani sanno riconoscere la voce di chi li chiama per nome da quella di chi sbraita su un palco traballante. La voce di Dio ci chiama per nome, quella del diavolo è solo un tamburo che batte minaccioso.
Meditiamo
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