
Buongiorno. Riflettiamoci bene, i nonni di Gesù pur sapendo che Maria era incinta, prossima al parto, che si erano dovuti recare a Betlemme con Giuseppe per il censimento, non sono potuti essere presenti né alla nascita, né alla presentazione del Tempio, né l’hanno potuto vedere se non quando sono tornati dall’Egitto.
Oggi sembrano inimmaginabili situazioni come queste, sapere di avere un nipote e conoscerlo dopo circa tre anni dalla nascita. E’ vero che a quell’epoca il telefonino, le videochiamate non c’erano, ma mi chiedo perché questa ‘sofferenza’? Verrebbe da esclamare verso Dio ma può essere: “mai una gioia!”. Ma è proprio necessario passare per strade incomprensibili umanamente lastricate di “difficoltà superabili” causate da fattori esterni o da scelte sbagliate di persone che condizionano la vita di tutti? Perché è così difficile vivere nella “libertà” propria e altrui? Perché non siamo tutti capaci di saper coniugare la propria libertà nella convivenza civile? Perché fra il volere, inteso come impulso spontaneo e aspirazione profonda e il fare c’è un’insanabile e radicale frattura?
Nelle nostre relazioni umane c’è uno schema uno-tutti e unità-universalità che non è un procedimento meccanico, ma deve fare i conti con la sensibilità o la durezza dei sentimenti, con la solidarietà o l’egoismo, con la tenerezza o l’inimicizia.
Quanta “pazienza” questi nonni e quanto Amore nell’attesa di quel bellissimo e indimenticabile primo incontro che avranno con il loro nipote Gesù.
A domani … il proseguo … Vi e ti benedico.
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