
Buongiorno. Avete riflettuto un po’ sulla relazione di Gesù con i suoi nonni? Io ciò provato e prima di raccontarvi il risultato, mi piace fare una “premessa nozionale” (da buon figlio dei Gesuiti!), cioè di chiarire il significato da dare a dei termini che riguardano i nonni, per non creare fraintendimenti o equivoci.
Nella nostra cultura di oggi il temine “vecchio” o “vecchiaia” ha assunto una connotazione dispregiativa per cui il termine che si usa è quello di “anziano”, ma sembra abbia avuto più fortuna il termine composito di “terza età”. Una volta il termine “senex” (in greco ghéron) significava l’uomo che aveva superato i 45 anni, in quanto non più sottoponibile alle armi pur tuttavia ancor nelle piene facoltà fisiche e psichiche. La parola “anziano” (‘nato prima’ e quindi ‘più vecchio’) era associato ad elementi molto svariati, dall’essere nato in una famiglia ricca all’entrare a far parte del gruppo nella società degli ‘anziani della città’. Il termine “vetus” indicava ‘l’uomo d’età’. Insomma una varietà terminologica che riflette il cammino del tempo e della società in cui si vive. Oggi il termine più usato è quello di “anziano” che dice il coronamento delle tappe della vita. Quasi che si è arrivati alla fine di un percorso che grazie all’esperienze della vita conferisce una “saggezza” che può servire o attende ‘il fine vita’. Pensiamo a tutti quei nonni o nonne che ancora vivono in autonomia nelle loro case o con le loro famiglie, oppure tutti quegli altri che sono “richiusi” nelle RSA, o negli ‘ospizi’, o più soft in ‘casa di cura’, o nei cronicari, o nei reparti di Geriatria, o di lungadegenza! (Avrei tanto da raccontare … ma un’altra volta!).
Allora questi nonni di Gesù? Sicuramente vivevano nelle loro case perché non ancora troppo avanti negli anni e poi sono certo che per gli ebrei non esisteva un’età di quiescenza in quanto ogni essere umano è una vita in crescita, dalla prima scintilla dell’esistenza fino all’ultimo respiro. Basta pensare a Zaccaria ed Elisabetta, o al vecchio Simeone e all’anziana Anna. Riflettiamo. A domani il seguito.
Vi e ti benedico.
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