Pace e Bene

Come orientare la tecnica, la stessa dei droni bomba come delle sonde e navi spaziali? Come far sì che essa serva il viaggiare e il conoscere umano più che a occupare con violenza spazi e sfere di influenza? Il confine tra esploratori e conquistatori, lo mostra la storia, è labile da sempre e la risposta non potrà darcela la tecnica. L’uomo iper-accessoriato di questo secolo non è più vicino a darsi la felicità di quanto lo fosse Leopardi o il suo pastore. La questione di cosa renda l’uomo felice si ripropone oggi intatta nel suo abisso da vertigine: cosa ci rende “veramente” felici? Dove questo avverbio —“veramente” — segna il disincanto di chi riconosce che l’identificazione tra felicità e benessere è una trovata menzognera della
società dei consumi, perché l’ampiezza dei nostri bisogni non si esaurisce né in cose da avere né in experiences alla moda da accumulare: la questione è più ampia e riguarda la presa in carico dei nostri autentici desideri e bisogni, di quel «cuore inquieto» come lo chiama Agostino fatto per ciò che è «immenso» (cf. Confessioni I,I; In Iohannis, 63,1). Per questo la domanda incalzante: «cosa mi può rendere “veramente” felice?». In questi tempi di guerra e di viaggi spaziali, la questione di cosa possa renderci veramente felici si ripresenta per ciascuno come domanda su cosa ci riesca a mettere veramente in viaggio, su ciò che permette di compiere un cammino umano realmente all’altezza del nostro desiderio di bene e di pace. Una domanda che richiede audacia, ma la cui alternativa è il mondo lacerato da violenze cui pericolosamente rischiamo di abituarci.
Buona giornata
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