Cinguettio del Pettirosso

Cinguettio del Pettirosso

Santi Piergiorgio e Carlo

Bisogna fare una scelta. Possiamo dividere il capitolo 14 in due sezioni, secondo l’ambiente in cui si trovano Gesù e gli interlocutori: in casa del fariseo (vv. 1-24); lungo il cammino (vv. 25-35). In entrambe è centrale la scelta: scegliere da che parte stare. Gesù deve scegliere se guarire o meno un uomo (vv. 2-6); i posti a tavola si scelgono secondo convenzioni sociali (vv. 7-11); Gesù invita a scegliere un capovolgimento delle stesse, in favore della carità quale regola delle relazioni (vv. 12-14); amare Gesù significa scegliere di amarlo più di quanto ci si impegni per gli affetti del mondo (vv. 25-27). Le parabole della torre, della guerra e del sale sono esempi di situazioni in cui fare discernimento e scegliere: su cosa sono fondate le mie speranze e i miei progetti? Su cosa costruisco la vita e le difese? Quale amore informa le relazioni? Quale sapienza dà sapore alla vita?
Non può essere mio discepolo! A questi rivolge per tre volte la sentenza: “Non può essere mio discepolo!”: vv. 26e, 27c, 33d. Da notare che non dice “diventare” come Mt 10,25 o Gv 15,8, ma “essere” perché si sottolinea la forza della decisione che è nella fedeltà del per sempre. È cosa comune che il discepolo scelga il maestro da seguire. Gesù si comporta diversamente. Non ha bisogno di una folla osannante. Sa bene che la folla segue dinamiche contraddittorie e che se prima grida “Osanna”, in seguito urlerà “Barabba!”.

Così anch’io, davanti a questa Scrittura, sono chiamato a fare una scelta: voglio “essere discepolo”?

Piergiorgio e Carloci sono riusciti.

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