
Il Papa Paolo VI, convinto che anche i cristiani pregano meno di un tempo, si chiedeva provocatoriamente: «L’uomo moderno sa pregare? Ne sente l’obbligo? Ne sente il bisogno? E anche il cristiano ha facilità, ha gusto, ha impegno nell’orazione?». Sono domande rivolte a noi, oggi. Il Vangelo ci dice: Gesù, uomo di preghiera, si fa maestro di preghiera. E ricorda anche a noi, oggi, tanto assorbiti dal frastuono, dall’esteriorità, dagli affanni di una vita sempre più complessa, che dobbiamo alimentare la vita di preghiera. Non ci si può conservare cristiani senza l’abitudine serena e costante della preghiera.
Tante crisi spirituali e morali nascono proprio dalla mancanza di spazi di preghiera. L’esempio di Abramo nella prima lettura ci mostra l’efficacia della preghiera. E Gesù, con le sue parabole, ci insegna a perseverare nella preghiera, ad avere fiducia in Dio che è Padre buono. La scienza, la tecnica, l’intelligenza artificiale non bastano per vivere felici. Abbiamo bisogno di un aiuto superiore, che possiamo ottenere soltanto con la preghiera. L’uomo
vero, veramente moderno e progredito, non deve vergognarsi di sentire il bisogno della ricerca di Dio, del rapporto con lui. Meditiamo sul pensiero di due Padri della Chiesa: «È per la preghiera dei cristiani che il mondo sta in piedi» (Aristide l’Apolofeta); «L’uomo che prega ha le mani sul timone della storia» (San Giovanni Crisostomo).
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