… tempo di DAZI

Il primo obiettivo dei dazi di Donald Trump non è l’economia e neanche il commercio, bensì la proiezione di potenza. Cioè, la possibilità di promettere una forte reindustrializzazione sul fronte interno e di ottenere vantaggi negoziali sul fronte estero. Con la delocalizzazione nei Paesi più poveri e con la crescente centralità dei servizi, la globalizzazione ha solo accelerato questi processi, creando però non pochi malumori sul fronte interno. Il presidente Usa «sta interpretando la rivolta del popolo comune, le esigenze di imbianchini, operai o saldatori che lavorano, sono tradizionalisti, conservatori e vogliono tornare a incarnare il sogno americano. Certe ambizioni sono ancor più forti oggi, di fronte all’era di contrasti imperialistici in cui persino la conquista territoriale è tornata ad essere centrale. Entro questa logica di potere tra Stati vanno letti i dazi di Trump. Economicamente non servono a niente e rischiano di alimentare inflazione e di tornare indietro rischiando una crisi peggiore di quella del 1929.
Preghiamo … perchè si torni a “ragionare” per il bene dell’umanità e non dei propri egoismi …
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