Non c’è marzo così bello senza neve sul cappello

Non sono venuto ad abolire ma a dare compimento» (Matteo, 5,17). L’espressione «legge e profeti» si ritrova con una certa frequenza sulle labbra del Signore (Ma t t e o , 7,12; 11,13; 22,40; cfr. Luca, 24,44; Giovanni, 1,45) per indicare quel complesso di testi che, in apparenza, parzialmente coincide con l’Antico Testamento cristiano. In questo senso, «legge e profeti» ha probabilmente un significato duplice: quanto Dio
ha comandato a Israele di osservare per custodire l’alleanza con lui (cfr. Deuteronomio 30) e quanto Dio ha annunciato tramite i profeti di operare per ricostituire definitivamente la medesima alleanza, costantemente violata e spezzata dal popolo stesso. All’interno del discorso della Montagna (Matteo, 5-7), quindi, l’annuncio del dare compimento alla «legge» e ai «profeti» può significare che, attraverso la passione, la morte di croce e la Risurrezione viene instaurata la nuova e definitiva alleanza (cfr. Luca, 22,20; 1 Corinzi, 11,25), nella quale il legame e il coinvolgimento di Dio nella storia dell’uomo diventa, per così dire, indelebile grazie al «sangue di Cristo» (cfr. Efesini, 2,13). Qui «compimento» può voler anche dire: da una parte, una «nuova legge», le esigenze etiche che sorgono dalla comunione con Cristo nell’amore, pienezza di tale nuova legge (Romani, 13,10); dall’altra, una «nuova promessa», nella quale si genera la nuova speranza della redenzione definitiva del corpo e della creazione dalla morte (Romani, 8,18-27). Dalla croce e dalla Risurrezione, quindi, viene stipulata una nuova alleanza che, come l’antica, riplasma la vita del credente per renderla sempre più conforme alla sorgente stessa della vita e dell’amore .
Serena giornata
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