Pace e serenità

L’uomo vuole punire il fico tagliandolo e vanificando il suo stesso lavoro. Nella presunzione della specie umana verso la natura, si arriva a varie forme di autolesionismo. Ma un’altra voce gli risponde di aspettare l’anno quarto. È la voce di un servo, che lo chiama «padrone», termine sempre abusivo e qui anche ironico. Perché non si possiede nulla, si sta da inquilini e forestieri di passaggio. «Perché mia è la terra», dice la
divinità. Il servo aggiunge che provvederà lui alla fertilità del fico, nell’anno successivo, quello consentito per il raccolto. Imparo ogni volta qualcosa da queste letture. Qui c’è un albero di fico, un albero maestro che insegna a un arrogante rappresentante della specie dei proprietari
una regola di buona condotta verso la terra e quello che produce.
Buona riflessione
Lascia un commento