Ciao

«Chi è il mio prossimo?» ma anche su «Chi si è fatto prossimo?». Due correnti di pensiero nei Vangeli, entrambe vere e concrete: nel Vangelo di Luca le Beatitudini: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio» (6, 20) e nel pensiero di Matteo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (5, 3). La prima si concentra sulla sensibilità di Gesù verso i poveri e la loro sofferenza. Secondo Gesù i poveri venivano prima di tutto: bambini, donne, prostitute e ammalati. Seguire Gesù significava quindi essere aperti ai poveri e impegnarsi a fare qualcosa per alleviare la condizione scandalosa in cui erano costretti a vivere. La seconda linea di pensiero che deriva dal Vangelo, invece, è che lo stesso Gesù aveva vissuto una vita di povertà, e che quindi i cristiani, sin dalla loro origine, avevano capito che per essere discepoli avrebbero dovuto in qualche modo vivere
anche loro una vita di povertà. Pensiamo a San Francesco, i poveri del suo tempo e soprattutto i più poveri dei poveri: i lebbrosi. La caratteristica che accomuna i poveri nella società … da secoli … è semplicemente il sentirsi e l’essere invisibili e insignificanti. E accorgerci di questo ci rende POVERI.
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