
Buongiorno.
Anch’io “FRAGILE”. La Storia del mondo è il risultato di tutte le storie di ogni essere umano ed è questo il legame che costituisce l’umanità. Con l’avvento dell’illuminismo e del positivismo in cui si è estremizzato l’uso della ragione mettendo da parte le altre facoltà dell’uomo, l’obiettivo è diventato quello di migliorare la qualità del vivere senza rendersi conto che la technē (in greco = tecnologia) ha preso il sopravvento sulla vita nella sua totalità.
Tutto questo – detto in soldoni – ha provocato una discrepanza tra tutte le tipologie di “relazioni”. Il “bene- essere” ha avuto risvolti negativi che hanno portato a quel “ben vivere” che ci ha fatto dimenticare gli “altri” e facendoci ripiegare su noi stessi chiudendoci in un egoismo che offusca la mente rischiando di rendere il nostro cuore “duro come pietra”. Ce lo ricorda il profeta Ezechiele (36,26) quando dice: “toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” e, che come afferma con forza, Papa Francesco: “Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni” (FT, 261), dobbiamo acquisire intelligentemente, ma anche con le altre nostre facoltà sia fisiche che spirituali “la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme” (FT, 32). “Così lieviterà la consapevolezza che ci si salva soltanto insieme, incontrandosi, negoziando, smettendo di combattersi, riconciliandosi, moderando il linguaggio della politica e della propaganda, sviluppando percorsi concreti per la pace” (cfr FT, 231). Questa pandemia che stiamo vivendo sulla nostra pelle, con tutte le paure e le ansie che sperimentiamo nei nostri comportamenti ha messo in evidenza tutte le nostre FRAGILITA’. Da figlio spirituale dei gesuiti (che non ringrazierò mai abbastanza per l’accompagnamento nella mia formazione), mi viene in mente la storia di sant’Ignazio di Loyola che a causa della cannonata che lo ferì ad una gamba, dovette rimanere immobilizzato per quel tempo necessario che lo portò, per la parte positiva, alla sua conversione. Una ferita, una fragilità che porta frutto. Non sappiamo come o quando, ma sappiamo che ogni “potatura” porta frutti. Anch’io “fragile” devo scovare quella piccola percentuale di buono che c’è in me per “ri”. Si! Quel “ri” che è impregnato di una speranza che non delude. Ri-sorgere, ri-cominciare, ri-appropriare, ri-conciliare, ri-voluzionare, ri-camminare, ri-conoscere … “ri” … ognuno di noi ha i suoi “ri” … Trova i tuoi!
Buona giornata. Vi e ti benedico.
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