Buongiorno.
Seguiamo tre segni di quell’alba pasquale che segna un momento strategico del nostro cammino cristiano: le ferite del Risorto, le ore del buio, le lacrime.
- Sulle mani, sui piedi e nel fianco del Risorto c’è un segno, le ferite, che visibilmente racconta una storia di vita. Sembra quasi che ogni storia d’amore sia scritta con parole contenute nel vocabolario delle ferite. Ferite che non si possono rimuovere perché visibili, – tutt’al più si possono nascondere con la chirurgia plastica – ma perché nasconderle, fanno parte di noi, per cui siamo chiamati ad imparare a trasformare quel dolore in uno strumento di guarigione, a trasformarle in segni-ferite di resurrezione. “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto” (Isaia 58,8). Il Signore vuole dirci che guarire le ferite d’altri permettono la guarigione delle nostre piaghe. Dobbiamo imparare dal buon samaritano che “fasciò le sue piaghe versandovi sopra olio e vino” (Luca 10,34). Si! Dobbiamo imparare a fasciare in modo delicato, preciso, quasi teneramente. Da chi lo avrà imparato a fare il buon samaritano? Sicuramente dalla propria esperienza … quando caduto, sbucciato … trova pronta la mamma che con amore prestava soccorso. Chi è ferito è capace di aiutare altri feriti.
- “si fece buio su tutta la terra” (Luca 23,44), ci ricorda che dopo la mezzanotte non si può fare più buio. Quella “notte” di Giuda, di Pietro, degli Apostoli, di ognuno di noi, ha un confine ben segnato, ha un tempo preciso fatto di ore o mesi, ma avrà un termine. Come dico sempre Gesù in tutta la sua vita sulla croce c’è stato alcune ore e non più! Un tempo preciso, che diventa un punto di partenza per la “resilienza”, il coraggio di non arrendersi e non lasciarsi avvinghiare dalla “vergogna”, ma ricordandosi sempre che le “ferite” sono sempre sulla vittima!
- Gesù pone ad ognuno di noi quella domanda che racconta tenerezza e attenzione all’altro: ”Donna, perché piangi?” (Giovanni 20,13), sembra che Gesù entra nelle nostre lacrime e le asciuga con delicato affetto in quanto ha sperimentato che “le mie lacrime nell’otre tuo raccogli” (Salmo 55,9), che ogni lacrima è una perla preziosa che Dio raccoglie una per una nel suo tesoro più prezioso. Dio fa memoria di ogni lacrima, di ogni dolore, perché nulla deve andare perduto, le “sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne è quello che manca ai patimenti di Cristo” (Colossesi 1,24). Poi torna sempre l’alba, l’aurora e il sole che sono l’argine del dolore, delle lacrime che diventeranno come lenti d’ingrandimento che ci fanno vedere non in maniera offuscata, ma chiaramente. Le lacrime velano gli occhi del volto, ma svelano gli occhi del cuore e della mente.
Buona giornata. Vi e ti benedico.
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