Cinguettio del pettirosso

Cinguettio del pettirosso

Buongiorno.

Il sostantivo italiano “tenerezza” (dal latino teneritia) evoca l’idea di un qualcosa di morbido, privo di durezza o di rigidità. A livello spirituale rimanda ad un affetto interiore vissuto con partecipazione viva e dinamica. Non meno interessante è l’aggettivo “tenero” (tenerum, da tendere, estendersi verso, proiettarsi), il quale suppone e implica un’attitudine che orienta a uscire dall’io per incontrarsi con il tu, instaurando così una relazione che racconta “reciprocità” e ricerca di complementarietà.

La tenerezza appartiene alla struttura più profonda dell’essere umano e riguarda la sensibilità della persona, la maturità affettiva e le sue potenzialità di desiderio (éros), di amicizia (philia) e di amore (agapē). A Greccio, Francesco contemplò la carne di Dio donata per noi: Gesù Cristo, sperimentando la “tenerezza dell’essere simili”, cioè l’atteggiamento di prenderci cura gli uni degli altri, amando Dio nel prossimo, cercando il volto di Gesù negli ultimi, in chi non è amato, né cercato, né voluto o si trova solo al mondo. Chi è tenero è capace di grandi slanci, di abbracciare, di correre verso il prossimo, di soccorrere, di perdonare, di fare non uno ma cento passi verso i fratelli e le sorelle in difficoltà. Dio ha provato per noi un’infinita tenerezza e ci ha colmato con il suo amore, ossia con Gesù Cristo. Quale il tuo grado di “tenerezza” nel tuo relazionarsi con gli altri? Pensa per un attimo al contrario della tenerezza che è la “durezza del cuore” intesa come barriera, muro, rigidità, chiusura mentale, e il ripiegamento su di sé come egocentrismo, incapacità a volgersi all’altro da sé, rifiuto di dialogo e di scambio. Papa Francesco ce lo ricorda in quella che definisce la “rivoluzione della tenerezza” (Evangelii gaudium n° 88): “il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza”.

Buona giornata. Vi e ti benedico.

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