Voler essere discepoli del Cristo significa avere scelto e deciso di seguirlo,

significa avere scelto Cristo come unico punto di riferimento della e nella nostra vita.
E il Vangelo di oggi, ci dice quali le modalità e ci dice quali sono quegli “averi” che ci appesantiscono e non ci rendono liberi di scegliere di essere cristiani.
Ci viene in aiuto, oggi, la Beatificazione di Papa Giovanni Paolo I° che in una delle sue Udienze del mercoledì presentò una poesia di Trilussa:
La FEDE
Quella vecchietta cieca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse: – Se la strada nun la sai,
te ciaccompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò ‘na voce,
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima, dove c’è la Croce…
Io risposi: – Sarà … ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede… –
La cieca allora me pijò la mano
e sospirò: – Cammina! – Era fa Fede.
Come poesia, graziosa; come teologia, difettosa. Difettosa perché quando si tratta di fede, il grande regista è Dio, perché Gesù ha detto: nessuno viene a me se il Padre mio non lo attira. S. Paolo non aveva la fede, anzi perseguitava i fedeli. Dio lo aspetta sulla strada di Damasco: « Paolo – gli dice – non sognarti neanche di impennarti, di tirar calci, come un cavallo imbizzarrito. Io sono quel Gesù che tu perseguiti. Ho disegni su di te. Bisogna che tu cambi! ». Si è arreso, Paolo; ha cambiato, capovolgendo la propria vita. Dopo alcuni anni scriverà ai Filippesi: « Quella volta, sulla strada di Damasco, Dio mi ha ghermito; da allora io non faccio altro che correre dietro a Lui, per vedere se anche io sarò capace di ghermirlo, imitandolo, amandolo sempre più ». Ecco che cosa è la fede: arrendersi a Dio, ma trasformando la propria vita.
Io mi sono arreso a Gesù vivendo da vero cristiano? Stò trasformando la mia vita alla sequela di Gesù: leggendo e meditando il Vangelo, pregando, accostandomi ai sacramenti, aiutando gli altri a diventare santi?
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