Pace e Bene

Ascoltare, essere attenti, consolare, perdonare, accompagnare, abbracciare, aiutare: sono verbi e atteggiamenti che molto spesso noi dimentichiamo. Eppure, può accadere a tutti di attraversare momenti in cui si sente il bisogno di una parola buona, di un consiglio, di un abbraccio. «Nessuno è inutile in questo mondo, se è capace di alleggerire i pesi di un altro uomo» (Charles Dickens). E quante persone possiamo sollevare e rendere felici con una parola e un gesto gentile. Il vero nome della felicità quaggiù è consolazione. Gesù lo aveva capito; e per preparare i suoi discepoli alla sua partenza, promette loro di inviare dopo di lui un Paraclito, un Consolatore. Gesù sapeva che «la solitudine è il campo da gioco di satana» (Vladimir Nabokov) e perché i suoi non si scoraggiassero, dice: «Vi darò un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre». È di questo Spirito che noi abbiamo bisogno, quando sentiamo il peso della solitudine; quando anche parenti e amici si allontanano. Consolare, vuol dire appunto stare con uno che è solo. Tanta tristezza, tanto dolore nasce proprio dall’essere soli e abbandonati, privi di una presenza che ti riscaldi, di una mano che ti accarezzi, di una parola che spezzi il silenzio e le lacrime. In quel momento, invochiamo lo Spirito C o n s o l a t o re . «Non vi lascerò orfani — dice Gesù —, ritornerò da voi» (Vangelo). Rileggo alcuni pensieri dal Diario di Anna Frank: «Prova anche tu, una volta che ti senti solo o infelice o triste, a guardare fuori dalla soffitta quando il tempo è così bello. Non le case o i tetti, ma il cielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, sarai sicuro di essere puro dentro e tornerai ad essere felice». Dal cielo, lo Spirito Consolatore ci dona un seme di luce, un germoglio di felicità!
Santa giornata
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