Cinguettio del Pettirosso

Cinguettio del Pettirosso

Pace e Bene

Il Vangelo della V domenica di Pasqua (Giovanni, 14,1-12 )

Si è consumata l’Ultima Cena, Giuda è scomparso nella notte per tradire Gesù (lo stesso Gesù ha annunciato che Pietro lo rinnegherà), per i discepoli arriva il momento più duro. È capitato a tutti, nella vita, sentire che la propria comunità (il gruppo di amici, di lavoro, i sodali su
cui facciamo affidamento, di cui facciamo ancora parte) si sta per sgretolare. Cerchiamo di tenere insieme i pezzi, ma tutto si disfa tra le nostre mani. Vorremmo essere talmente saldi, virtuosi, intelligenti, pazienti, persino furbi, da evitare che le forze della disgregazione abbiano la meglio. Ma l’entropia (=indica il grado di disordine di un sistema), ci hanno detto, è la legge del mondo. Gli apostoli sanno che la fine è vicina e si rivolgono a Gesù, cercano rassicurazioni. Sono disperati. «Come possiamo conoscere la via?», chiede Tommaso. «Signore, mostraci il Padre e basta», è la volta di Filippo. Qualche commentatore ritiene che in questi passi i discepoli dimostrino la loro pochezza nonché la scarsa immaginazione che dell’incredulità è l’altra faccia della medaglia. I discepoli hanno trascorso con Gesù gli anni più belli della loro vita e ora l’avventura terrena affrontata insieme sta finendo. È una cosa straziante. Gesù conforta i discepoli dicendo che «nessuno» arriva al Padre se non per mezzo del Figlio, cioè attraverso un essere umano. Poi dice che chi crede in lui compirà opere «più grandi di queste». Beh, questa sembra grossa. Che cosa intende? Tra le molte interpretazioni c’è quella che riguarda la predicazione. Gesù ha operato in un piccolo angolo della Palestina, i discepoli porteranno la buona novella invece in tutto il mondo, attraverso i secoli, servendosi della scrittura, la stessa storia raccontata da voci diverse, una prodigiosa polifonia.

Anche noi facciamo parte di questa storia della buona novella … tocca a noi continuare ad annunciarla.

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