Pace e Bene

Luca 21,5-19 XXXIII Domenica del Tempo Ordinario
Non avremmo mai voluto udirlo questo Vangelo, ci fa sentire il gelo nelle ossa, ci fa tremare dalla paura, ci spinge fuori nel mondo con le nostre innumerevoli fragilità e incertezze. Ci fa sentire soli al punto che vorremmo disfarci della nostra responsabilità, svegliarci da questo brutto incubo e desiderare di vivere in una zona confortevole senza l’assillo di dover per forza avere un senso della vita. Ed invece il senso delle cose ci rincorre fin dal primo istante che veniamo al mondo, ci insegue come un cagnolino invadente che dapprima vuol giocare con noi e poi, se non gli diamo retta, comincia a ringhiare ed abbaiare fino a quando non lo guardiamo negli occhi. La vita vuole farsi riconoscere non si accontenta di fluire dentro di noi anonima, pretende di essere accolta, vuole che le si dia un nome, che si dialoghi con lei, con il suo mistero. La maggior parte della gente preferisce pensare che tutto c’è perchè c’è, senza farsi domanda alcuna, anzi a volte gli viene da pensare che si è fatta da sé e si inalbera,
si arrabbia, diventa violenta se per caso gli si fa notare che bisognerebbe ringraziare di quello che siamo e di quello che abbiamo.
Mai avremmo voluto sentirlo questo Vangelo. Ma bisogna arrivare in fondo, superare quei due minuti massima di attenzione a cui oramai siamo abituati, e così scopriremmo, oltre alla responsabilità, alla fedeltà, al dovere di corrispondere che la Vita esige, scopriremmo che il messaggero della vita stessa ha un nome e cognome, Gesù Cristo, ci promette che se in Lui confidiamo, non ci verrà torto un capello, che addirittura quando saremo muti di terrore Lui suggerirà le cose da fare e da dire. Proprio come la madre con il figlioletto piccolo lo terrà per mano quando si addormenterà e sarà ad accoglierlo con un sorriso al risveglio.
Buona giornata
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