Cinguettio del Pettirosso

Cinguettio del Pettirosso

Pace e Bene

Il Vangelo della XVI domenica del tempo ordinario (Mt 13,24-43)

Alessandro Manzoni, al capitolo XXXII dei Promessi sposi, racconta l’ossessione della folla che durante la peste crede di riconoscere presunti untori a colpo d’occhio. Un vecchio in chiesa passa la cappa sul banco per spolverarlo, un gesto normale ma non per il tribunale della massa con l’esigenza della sentenza: diffonde il veleno della peste, va strappato dalla comunità prima che la possa avvelenare. «La gelosia diveniva facilmente certezza, la certezza furore»: l’esatto contrario dell’attesa fiduciosa invocata dal Vangelo. È proprio questa logica che il Vangelo capovolge. Il padrone del campo non dice «meglio agire ora nonostante il rischio» ma «lasciate che l’una e l’altra crescano insieme fino alla mietitura», a costo di una riduzione della produzione di grano. È la tentazione di quest’epoca: la necessità del verdetto urgente, specie sui social media. Davanti ad un fatto, la sentenza è scritta prima del tempo necessario alla comprensione o alla possibilità del cambiamento: dentro o fuori, giusto o sbagliato. Il verdetto va espresso contestualmente al fatto. Ma il Regno di Dio, ricorda il Vangelo, cresce di notte, mentre l’uomo dorme o è distratto leggendo o scrivendo commenti sui social. È l’errore che oggi si ripete: «bruciare» persone per estirpare presunti errori. Attendere la mietitura non è resa al male: è fede che il bene può crescere e imporsi, se si vince la tentazione dell’uso anticipato della falce. È fede nel Regno dei cieli la cui logica non è economica ma misericordiosa: nel tempo e nel campo della creazione di Dio, il suo amore opera instancabilmente per convertire la zizzania in grano buono.

Buona rifelssione

1 commento finora

Valentina Scritto il5:45 am - Luglio 15, 2026

Buongiorno

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