Cinguettio del Pettirosso

Cinguettio del Pettirosso

Pace e Bene

Il Vangelo della XIII domenica del tempo ordinario (Mt 10, 37-42)

«Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me», dice Gesù in Matteo. Quindi la vocazione dei discepoli — e a suo tempo la nostra — è quella di rimanere il più possibile vicini al Verbo. Ma poi arriva un altro colpo, un’altra richiesta ai vertici più alti, quasi fuori dalla portata delle possibilità umane. «Chi non prende la
propria croce e non mi segue, non è degno di me». Di nuovo, lo standard di riferimento è talmente alto che appare impossibile. È un volto più severo di Cristo che oggi vediamo spiccare nelle crocifissioni nelle chiese europee. In passato le crocifissioni spesso raffiguravano anche l’aldilà e la luce della resurrezione, sebbene poi, a poco a poco, quelle immagini lasciarono il posto
a rappresentazioni più minacciose della sofferenza. Anche l’ingiunzione successiva sembra un pugno: «Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà». Di nuovo, la tonalità qui è radicale. Per ottenerlo, non solo devi perdere la vita, ma devi rinunciarvi volontariamente. Ma poco a poco, quasi impercettibilmente, qualcosa cambia e prende una nuova direzione: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha
mandato». Questo è più facile da accettare: chi accoglie i discepoli in tutto il mondo accoglie Cristo, e chiunque lo accoglie accoglie Dio stesso. Questo riesco a comprenderlo, e persino a conviverci felicemente.
Poi segue un verso che sembra più in linea con la nostra sensibilità. «Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta». Ciò che Matteo intende con “ricompensa del giusto” potrebbe essere collegato alle prime comunità cristiane, conosciute per la loro pietà e per il fatto di porre la carità sopra ogni altra cosa, ma nessuno lo sa per certo. E ora viene la gemma, la vetta: «Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Qui Gesù chiede ai fedeli di fare la cosa giusta con i “piccoli”, con il dono più semplice di “un bicchiere d’acqua fresca”. Che cosa intende con questo dono? Niente di meno, e niente di più, della soddisfazione di partecipare allo spirito di Cristo, come se noi stessi incarnassimo Cristo, fossimo lui in quel preciso istante, in quel gesto. Per quanto piccoli o non riconosciuti possano essere, questi doni offrono anche a noi la vita e la luce di Cristo. Ci incarnano nella sua parola.

Buona riflessione

1 commento finora

Valentina Scritto il5:54 am - Giugno 24, 2026

Buongiorno e grazie

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