Pace e Bene

“La speranza”, c’è in un pane fresco, buonissimo. Quel ‘pane quotidiano’ che a noi della ‘dieta meditterranea’ ci accompagna per tutta la giornata … pensate a quelle prime fette di pane e marmellata col il latte caldo. Come nelle altre tappe della giornata il pane ci accompagna per la merenda, per il pranzo e per la cena … e quel pane ‘vivo disceso dal cielo’ che ogni giorno si rinnova – sempre fresco – in ogni Eucarestia celebrata e vissuta. Pane che racconta relazione, umanizzazione, dignità, fraternità … I dietologi più ‘rigidi’ ci dicono la regola delle quattri ‘P’ (= pane, pasta, pizza e patate) … che aiuta noi diabetici ed obesi a livello fisico … ma non psicologico … il PANE è buono … perchè racconta una vita umana … Ma io sono di parte … le nonne mi hanno viziato con quel pane a lunga lievitazione, con farina di grano che era stata macinata al mulino a pietra sotto la loro solerte sorveglianza, setacciata in quei pomeriggi piovosi di novembre dove il setaccio con alta maestria divideva quella preziosa farina bianca dalla crusca. E quel profuno che usciva dal forno durante tutto il tempo della cottura che diventava sempre più intenso che si capiva quando era pronto ad essere tirato fuori e ‘spazzolato’ e posto nell’antica madia di legno leggermente coperto con i teli bianchi di cotone per il lento raffreddamento … anche se a me piaceva caldo e fumante con burro e marmella ta … e le nonne mi sgridavano … perchè non ero capace di ascoltare … perchè il pane ancora non era pronto alla perfezione … doveva raffreddarsi lentamente e chiuiso nella madia diventava ‘vero pane’ …
GRAZIE … GRAZIE alle nonne e poi all mia mamma Maria che ha continuato la tradizione … e penso che adesso tocca a me …
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