Cinguettio del Pettirosso

Cinguettio del Pettirosso

Pace e Bene

Il Vangelo della solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Gv 6, 51-58)

L’ostia non ha un valore simbolico. Bisogna per una volta rinunciare alle metafore e prendere le cose in modo letterale. Una volta consacrata, l’ostia non rappresenta, è il corpo di Cristo. Da piccoli ci siamo spesso chiesti (per una cultura esagerata!) cosa sarebbe successo non appena avremmo masticato il corpo di Gesù? La sua carne si sarebbe rifiutata di mescolarsi con la nostra? Avrebbe preso fuoco? Oppure quel contatto ci avrebbe trasformati? Subito dopo la moltiplicazione dei pani, la folla vorrebbe incoronare Gesù. Lui si sottrae. Al posto del pane, con una svolta che può sembrare brutale, e forse lo è, offre se stesso. È lui il cibo. Mangiate me. Un invito che lascia sgomenti. È un ritorno del cannibalismo? Il passo sfida il senso comune in tema sia di morale che di elaborazione intellettuale. Non c’è più niente da interpretare. Sant’Agostino ne ha dato una lettura illuminante. Quando mangiamo qualcosa (una mela, del pane) il nostro corpo la assimila, quel cibo dentro di noi diventa energia, tessuto muscolare e così via. Cibandoci del corpo di Cristo, avviene il contrario. Siamo noi che veniamo trasformati in Lui. Quanto siamo terribilmente distanti adesso. Allora sentivamo l’ostia divampare nella bocca. E oggi? Cosa sentiamo?

Buona riflessione

 

Lascia un commento